07 agosto 2007

Strane intermittenze del cuore


Questo post doveva avere un altro titolo ed un altro argomento, ovvero doveva essere un altro post. Una sera d'agosto come tante altre, libro e matita nella mano e musica nello stereo ad accompagnare la lettura, due dischi di Leonard Cohen, per l'esattezza. Ed io lì a pensare che sarebbe bello prima o poi scrivere qualcosa sulle canzoni d'amore del poeta canadese e sul loro riuscire ad essere meravigliosamente anticonvenzionali proprio nel modo d'intendere l'amore (due frasi su tutte: "and thanks for the trouble you took from her eyes, i thought it was there for good, so i never tried" e "And you won't make me jealous if I hear that they sweetened your night: We weren't lovers like that and besides it would still be all right"). E forse proprio di questo avrei parlato, se non fosse stato che, nascosto nella terza posizione del caricatore di cd, era rimasto un terzo disco che, finiti gli altri due, non ha potuto fare a meno di svolgere il suo ruolo, ovvero di essere suonato. Il disco in questione era il disco solista di Giampiero Alloisio e raccoglieva i frutti di uno spettacolo scritto ad otto mani da Alloisio stesso insieme a Guccini, Gaber e Luporini: brani allora già noti, brani che lo sarebbero stati a breve nell'esecuzione degli altri interpreti, sicuramente più famosi (anche se sia Gulliver che Bisanzio di certo non sfigurano) e la prima incisione su disco di quella che a mio parere è una delle canzoni d'amore più belle della storia della musica italiana, "il dilemma".
Con la musica di Gaber coltivo un rapporto contrastante: tanto amo le canzoni e i monologhi fino all'80/81, perfettamente inseriti in quella che era la realtà politico sociale del tempo, quanto mal sopporto quasi tutta la produzione successiva, a cominciare da quell'"Io se fossi Dio" che non è mai riuscito a piacermi fino a Destra e Sinistra (la cui musica tra l'altro ricorda molto "io non devo andare in via ferrante aporti" di vecchioni) e affini. In questo quadro, almeno a mio parere, "il dilemma" rappresenta anche l'ultima grande canzone scritta da gaber.

IL DILEMMA (Giorgio Gaber)
In una spiaggia poco serena
Camminavano un uomo e una donna
E su di loro la vasta ombra del dilemma;
L'uomo era forse più audace,
Più stupido e conquistatore,
La donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre,
Un dilemma elementare:
Se aveva o non aveva senso il loro amore.

In una casa a picco sul mare
Vivevano un uomo e una donna,
E su di loro l'ombra del dilemma;
L'uomo è un animale quieto
Se vive nella sua tana,
La donna non si sa se è ingannevole, o divina;
Il dilemma rappresenta
L'equilibrio delle forze in campo
Perché l'amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

E il loro amore moriva,
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un'antica usanza che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre
Di speranza e di paura
Come l'essenza della sua immagine futura;
E coltivava la sua smania,
E cercava la verità,
Lei lo ascoltava in silenzio, o forse ce l'aveva già;
Anche lui, curiosamente,
Come tutti, era nato da un ventre
Ma purtroppo non se lo ricorda, o forse non lo sa.

E in un giorno di primavera
Mentre lei non lo guardava
Lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova;
E ancora oggi non si sa
Se era innocente come un animale
O se era come istupidito dalla vanità;
Ma stranamente lei si chiese
Se non fosse un'altra volta il caso
Di amarlo, di restare fedele al proprio sposo.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Con le parole che ognuno sa a memoria;
Sapevan piangere e soffrire
Ma senza dar la colpa
All'epoca, o alla storia...

Questa voglia di non lasciarsi
Era difficile da giudicare,
Non si sa se è una cosa vecchia, o se fa piacere;
Ai momenti di abbandono
Alternavano le fatiche
Con la gran tenacia che è propria delle cose antiche;
E questo è il succo di questa storia,
Peraltro senza importanza
Che si potrebbe chiamare appunto: Resistenza.

Forse il ricordo di quel maggio
Insegnò anche nel fallire
ll senso del rigore, il culto del coraggio;
E rifiutarono decisamente
Le nostre idee di libertà in amore,
A quella scelta non si seppero adattare;
Non so se dire a questa nostra scelta
O a questa nostra nuova sorte,
So soltanto che loro si diedero la morte.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Non per una cosa astratta, come la famiglia,
Loro scelsero la morte
Per una cosa vera,
Come la famiglia...

Io ci vorrei vedere più chiaro,
Rivisitare il loro percorso,
Le coraggiose battaglie che avevano vinto o perso;
Vorrei riuscire a penetrare
Nel mistero di un uomo e di una donna,
Nell'immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
Potrebbe anche rivelare
Il segno di qualcosa che stiamo per capire.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un'antica usanza
Che suole aver la gente.

3 commenti:

maila ha detto...

sono reduce proprio da un concerto di un (bravo) chitarrista locale che ha montato uno spettacolo di tributo a gaber, in un posto, tra l'altro, stupendo, un giardino all'estrema punta di mura fortificate medievali, all'ombra di un rudere di torre longobarda. il tizio in questione aveva però impostato la serata principalmente sulle canzoni politiche, diverse di quelle che dici tu, destra e sinistra, la mia generazione ha perso, ecc., e le inframmezzava con discorsi suoi. in pratica insisteva su quanto gaber fosse "avanti" e quanto di attuale ci fosse nella sua disamina socio - politica - civile...
ad ogni battuta di tal fatta non potevo non commentare all'orecchio di massimo "non mi sembra che gaber possa essere preso come modello di comportamento politico".. al che lui, che venera gaber: "ma tu devi sempre rompere i coglioni?"
insomma, l'ascolto di gaber, anche delle canzoni d'amore bellissime, come quella del tuo post, per me è sempre disturbato da un tarlo...
non so come mai, ma a guccini perdono tutto, a gaber quell'unica cosa non riesco a perdonarla.
ciao
maila

Mela ha detto...

Ciao f e grazie per avermi risposto, io però non sono riuscita a replicare sulla tua mail e mi chiedo pure come hai fatto ad avere la mia !?!?!
Le info che mi hai dato sono importanti per me ... beh sì abbastanza ... quindi grazie ancora ... con calma vorrei leggermi anche i tuoi post con più attenzione intanto ti saluto. mela.

Anonimo ha detto...

Che bel testo....ma ci piacerebbe sentire parlare di te, un po' più direttamente, anche se fra le righe qualcosa c'è, ovvio, però.....meno cronache più federico! :-) Sarà che è tanto che non ci vediamo..se no come mi aggiorno??