25 luglio 2008

la vita cantata



Un cantautore americano forse tra i meno noti in Italia- in America i suoi colleghi gli hanno dedicato un disco tributo multiplo. Una collaborazione con un artista che amo molto, come si può intuire anche da questo stesso blog. Un'altra canzone che parla di "tre accordi e la verità".

Beyond the blues (Tom Russell, Peter Case & Bobby Neuwirth)

Old man on the corner, singing my life
And he's playing that guitar with a rusty old knife
And every line that he sings rhymes with the truth
And the promise of something beyond the blues
Beyond the blues

Me and my darling took the long way around
Through the wide open countries and the heart attack towns
To every fork in the road where we've all got to choose
Between darkness and light, beyond the blues

Beyond the blues, beyond the shadows, beyond the rain
Beyond the darkness and all the pain
When you're walking in circles, with holes in your shoes
Love is the road that leads out beyond the blues
Beyond the blues

Old man on the corner has been gone for years
And that guitar in the night bled rusty tears
But there's a song that he left us we'll never lose
That love is the road that leads beyond the blues
Beyond the blues

Beyond the blues, beyond the shadows, beyond the rain
Beyond the darkness and all the pain
When you're walking in circles, with holes in your shoes
Love is the road that leads out beyond the blues
Beyond the blues
Love is the road that leads out beyond the blues

24 luglio 2008

Dellamorte dellamore


Non si parla di Tiziano Sclavi in questo post, e nemmeno di indagatori dell'incubo a fumetti. Invece, oggi voglio parlare di un disco - uscito ormai più di dieci anni fa - al quale sono molto legato. In qualche modo, potrei dire che questo post è il prequel di un post scritto mesi addietro su questo stesso blog; sì, perché l'album in questione è Murder Ballads, di Nick Cave. Di cosa sia una murder ballad e delle sue origini ho discusso già in quell'occasione, quindi approfitto di questo post per spendere qualche parola sul disco in questione. Un disco a mio parere perfetto sia nella scelta dei musicisti e degli ospiti, che negli arrangiamenti, ma soprattutto un disco dove il registro baritonale di Cave si modula per dare corpo ad una narrazione polifonica che assume i più svariati tratti dal guignolesco, al beffardo, al drammatico. Ballate dove sogno ed incubo si alternano al ritmo delle strofe e spesso si confondono, proprio come le voci che le sottolineano duettando. Ironia pungente e dissacrante, come quella di chiamare la canzone d'apertura - storia di un uomo che uccide moglie e figli - Song of Joy, giocando sul doppio senso del nome. Ci sono dialoghi degni del miglior Tarantino, e Stagger Lee ne è un valido esempio:

Just then in came a broad called Nellie Brown
Was known to make more money than any bitch in town
She struts across the bar, hitching up her skirt
Over to Stagger Lee, she starts to flirt

With Stagger Lee
She saw the barkeep, said, "O God, he can't be dead!"
Stag said, "Well, just count the holes in the motherfucker's head"

She said, "You ain't look like you scored in quite a time.

Why not come to my pad? It won't cost you a dime"

Ed è forse il gioco dei registri narrativi una delle caratteristiche più importanti del disco, registro colto, quasi da Child ballad e registro gergale, intermezzi corali e narrazione individuale (l'uso iterato dell'io narrante è uno degli stilemi più utilizzati nelle murder ballads), folk irlandese, rock tradizionale macchiato di elementi industriali, altre voci ed altri registri (PJ Harvey, Kylie Minogue, Shane McGowan). E' difficile scegliere un esempio da riportare in calce, ma volendolo fare, affido la chiusura di questo post alle parole del bel duetto con Kylie Minugue, Where the wild roses grow.

Where The Wild Roses Grow (Nick Cave feat. Kylie Minogue)

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

From the first day I saw her I knew she was the one
She stared in my eyes and smiled
For her lips were the colour of the roses
That grew down the river, all bloody and wild
When he knocked on my door and entered the room
My trembling subsided in his sure embrace
He would be my first man, and with a careful hand
He wiped at the tears that ran down my face

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

On the second day I brought her a flower
She was more beautiful than any woman I'd seen
I said, "Do you know where the wild roses grow
So sweet and scarlet and free?"
On the second day he came with a single red rose
Said: "Will you give me your loss and your sorrow"
I nodded my head, as I lay on the bed
He said, "If I show you the roses, will you follow?"

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

On the third day he took me to the river
He showed me the roses and we kissed
And the last thing I heard was a muttered word
As he knelt (stood smiling) above me with a rock in his fist
On the last day I took her where the wild roses grow
And she lay on the bank, the wind light as a thief
And I kissed her goodbye, said, "All beauty must die"
And lent down and planted a rose between her teeth

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

23 luglio 2008

Abbiamo imparato più da tre minuti di canzone.....

Barcelona is a woman town - there are women anywhere
Barcelona is a women's eyes, raven gipsy hair

Rispetto a Girona, atterrare ad El Prat è tutta un'altra cosa, perché dall'alto la città ti offre subito il suo volto migliore: le torri di Gaudì, certo, ma anche lo scorcio sul Tibidabo, il porto e la Barceloneta, il Montjuic e qualche scorcio di rambla. Ci sono fotogrammi che anche se noti e familiari trovano sempre qualche elemento per vestirsi di nuovo e forse anche questo fa parte dell'etica del viandante (...la citazione è ovviamente non casuale...).
Barcellona, dicevamo, si presenta coi colori di un caldo pomeriggio di mezza estate e, curiosamente, inizia dove era finito il mio precedente viaggio, ovvero a Plaça de Lesseps. Per chi non la conoscesse, Plaça de Lesseps rappresenta l'interfaccia infrastrutturale tra l'homo turisticus ed una delle attrazioni principali del capoluogo catalano, il Parc Guell. Per il sottoscritto, invece, ha rappresentato in questi giorni l'approssimazione più vicina della parola casa, in quanto vi era situata la residenza universitaria che mi ha ospitato in una camera con una meravigliosa vista sulla collina del Tibidabo. Il tempo di una doccia e via per la prima serata catalana. In città c’è un festival di teatro e la mia amica indigena aveva preso i biglietti per uno spettacolo che, a leggerne la trama su internet, sembrava piuttosto accattivante. Almeno per chi come noi si occupa in qualche modo di scienza e di numeri. Lo spunto era la storia di uno dei più grandi geni matematici del ‘900, l’indiano Ramanujan e del suo rapporto con il cattedratico inglese che l’aveva scoperto, G.H. Hardy, una storia che già da se avrebbe la dignità narrativa per essere raccontata. Tuttavia, c’era molto di più in questo spettacolo – a proposito, per chi fosse interessato, il titolo è ‘A disappearing number – sia dal punto di vista dell’adattamento teatrale e della scrittura, che dal punto di vista della messa in scena. Una lunga riflessione sul tempo e sul rapporto tra i suoi differenti piani (passato, presente e futuro) che si concatenano in maniera non sempre lineare ed un’intensa dichiarazione d’amore nei confronti dei numeri e del loro fascino, affrontata in maniera non accademica, ma tale da far divertire tutta la sala e non solo i pochi nerds, che di matematica si sono nutriti fin da bambini. Ritmo e passione. Sicuramente da rivedere, se mai dovesse essere rappresentato da queste parti.

Blood brothers in the stormy night with a vow to defend:
No retreat, baby, no surrender

Ma Barcellona in questi giorni è stata anche i due concerti che hanno chiuso il tour europeo del Boss - 6 ore di concerto in due giorni – e che hanno portato in terra catalana il mio amico Max Larocca ed un di lui sodale che si è rivelato essere un degno compagno di avventure.

Entrare al Camp Nou è di per sé impressionante, ma vedere 90 mila persone cantare, ballare, partecipare lo è stato ancor di più. Se ci ripenso mi viene in mente una citazione che ho letto da qualche parte in rete “ci sono due categorie di persone: quelle che amano Springsteen, e quelle che non sono mai state ad un suo concerto”. Credo che descriva molto bene le sensazioni che, almeno io, ho provato ogni volta che ho sentito dal vivo quella perfetta macchina da musica che prende il nome di E-Street Band. Quanto alle scalette c’è poco da dire, forse ci sarebbe più da fare qualche appunto ad alcuni nostri cantanti che per cento concerti ripropongono sempre gli stessi pezzi, pur avendo un repertorio che ne contiene almeno un centinaio. E così, tra le due date abbiamo potuto ascoltare pezzi come Jungleland, Backstreets, Youngstown, This Hard Land, solo per citarne alcuni.

Tonight I'll be on that hill 'cause I can't stop
I'll be on that hill with everything I got
Lives on the line where dreams are found and lost
I'll be there on time and I'll pay the cost
For wanting things that can only be found
In the darkness on the edge of town

Dicevamo prima degli altri due compagni in quest’avventura Springsteeniana, ovvero Massimiliano e Claudio. Qualche istantanea a chiusura di questo post. La prima sicuramente va alle due ragazze toscane che in un pub sulla rambla sono venute al nostro tavolo dicendo al noto cantautore toscano: “Ehi, ma tu sei Massimiliano Larocca?”, cogliendo lo stupore nei nostri visi, dal momento che pochi si sarebbero aspettati di trovare fans di Max addirittura all’estero …. Poi, la lunga passeggiata notturna attraverso i luoghi di Gaudì, casa Batillò, la Pedrera e soprattutto la Sagrada Famiglia, illuminata solo dalla luna piena. E per finire, l’umanoide (il cassiere più veloce del west) e le birre prese di ritorno dal Camp Nou all’Union Bar, veramente – citando Tom Russell – the last bar on earth.

02 luglio 2008

Considerazione Inattuale




la donna
Ricominciare cosa

l’uomo
L’unica cosa che ricomincia sempre

la rivoluzione

la donna
Ma come fai a parlarne così
come se niente fosse avvenuto

tu credi che sia ancora possibile

l’uomo
Certo che sì
certo che lo credo

quando ci siamo incontrati ti ricordi
com’eravamo pieni di speranza

dobbiamo ritrovarla
ritrovare la speranza

per troppo tempo abbiamo convissuto
col nostro sentimento di sconfitta

il potere ha marciato su questo
sulla nostra stanchezza
sulla nostra sfiducia

abbiamo avuto addosso questo peso
per tutto il decennio successivo
e anche oltre

ora sappiamo
che la resistenza vera non viene prima
ma dopo la catastrofe

almeno questo l’abbiamo imparato

tenere duro

spostare i giochi su un altro terreno
irraggiungibile dal potere

come il manoscritto di Galileo
che passa indenne
sotto il naso dei suoi carcerieri

neanche per un istante abbiamo rinunciato
anche se sembravamo piegati


io credo che sia ancora possibile

e tu

anche tu lo credi non è vero
altrimenti non saresti qui

(da Settanta di Toni Negri e Raffaella Battaglini)