
Riprendo a scrivere su questo blog dopo un mese esatto, un mese esatto che mi ha visto quasi costantemente in giro tra l'Italia e l'Europa, attraverso posti e persone che meriterebbero sicuramente di essere descritti con maggior dettaglio. Oggi no, però. Oggi voglio parlare d'altro, e l'altro è un piccolo libro appena uscito per DeriveApprodi, un libro da leggere tutto d'un fiato, magari accompagnandosi con qualcuno dei brani dell'ideale colonna sonora che non a caso ne costituisce la fine. Dico non a caso, perché è proprio la musica, insieme alle suggestioni letterarie e cinematografiche, l'elemento che forse contribuisce di più a tracciare i
percorsi del 68 che danno il titolo al libro stesso. E così le parole di David Bowie filtrate attraverso la voce di Nico fanno da cesura al passaggio dalla stagione dei gruppi a quella dell'autonomia organizzata, Gaber e Luporini si alternano a Joe Strummer e Neil Young per chiudere il cerchio aperto da quello che secondo l'autore è stato "il più grande di tutti", Fabrizio de André. Così, man mano che andavo avanti con la lettura, mi sono venute in mente le parole di Deleuze e Guattari a proposito del fatto che perché un mondo divenga libro, allora il libro deve divenire qualcos'altro: bene, sotto questo aspetto, il libro di Augusto è un concatenamento ben riuscito, un efficace divenire suono o immagine della parola scritta. A chiusura, avrei voluto riportare qui una frase ma quella frase è stata riportata prima di me dal mio amico
Franco e quindi rimando al suo blog per la sua lettura, trattenendone soltanto l'epigrafe, con le parole di Marianne Faithfull:
never apologize, never explain
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