02 luglio 2007

Ed avevamo gli occhi troppo belli......

L'abbiamo aspettato cinque anni questo disco, scherzando man mano che il tempo passava su come il titolo si modificasse lentamente in reduci, prima, e veterani, poi; l'abbiamo atteso cinque anni, dicevamo, ma ora eccolo finalmente uscito! Andrea Parodi (da non confondere con l'omonimo sardo) oltre ad essere un amico è uno dei cantautori più interessanti e validi dell'attuale scena musicale italiana e Soldati ne è la dimostrazione tangibile.
Nato come concept album su quella terra di confine che si situa, per riprendere l'espressione di un noto cantautore modenese, "tra la volontà ed il non potere", col passare del tempo il disco si è arricchito di collaborazioni prestigiose che lo rendono un vero gioiello.
Ad aprire il disco ci pensa Pane, arance e fortuna, una ballata che in anni di concerti abbiamo imparato a conoscere nei più diversi arrangiamenti - compreso quello martoriato da ore di "kill the nano" ;-) - e che ora si presenta in una bella veste tutta slide guitar ed hammond, impreziosita dalla voce di Jono Manson. E attraverso la parabola di Yuri, un tempo soldato solo nei giochi di bambino, ma in seguito di una guerra prima trasfigurata nel rapporto col padrone e poi demistificata nel suo snodo di corpi caduti tra i boschi sui monti, ci introduce, in medias res, al tema dell'intero lavoro. E ci sono altri monti, in particolare l'Amiata, a fare da cornice alla storia successiva, ma il tessuto musicale e le suggestioni narrative potrebbero suggerire anche ambientazioni alternative, magari una polverosa cittadina messicana al tempo di Villa e Zapata. Una storia declinata lungo il crinale tra la libertà e la follia, un crinale che ha il sapore metaforico di un fiume solitario di cui seguire la corrente. Ma la follia non è l'unico sbocco della solitudine, sono tanti i piccoli rifugi che ciascuno si ritaglia per non sentirsi soli, la musica, ad esempio, o il contatto con un corpo di donna: è la voce di Claudio Lolli a raccontarci questa storia innestandosi sul respiro singhiozzante di un sax, un piccolo capolavoro.
La storia successiva è quella che costituisce il leit-motiv di tutto il disco, una lettera dal confine sotto forma di canzone; una lettera da uno quei figli che vivono dall'altra parte della storia, di una storia di cui dio o chi per lui si è fatto solo tacito spettatore, incurante della sostanza stessa di cui tale storia è fatta, sussurri e grida. Ma il senso di inadeguatezza e di malinconia può vestire anche tinte più leggere e scanzonate, cosicché il semplice ascolto di una canzone come Madame George di Van Morrison, novella madeleine, può rimandare a quando maria non c'era e, soprattutto, al culo della cameriera ;-).
Ma è solo un intermezzo, prima che un girotondo di voci di prim'ordine (Max Larocca, Marino Severini, Bocephus King, Samantha Parton e Claudia Pastorino) ci venga a raccontare la storia di Rosa, dei suoi figli e della sua faccia su tutti i giornali, una storia del Po che non stonerebbe lungo le rive del rio grande. La storia successiva viene dalla Scozia ed è un'altra storia di solitudine e perdita, un'altra storia di ricordi, presa in prestito dal grande Jackie Leven: Single Father o, nelle parole di Andrea, ragazzo padre.
E dopo aver percorso praticamente metà disco, si incontra il volto immortalato nella copertina, Tamara Bunke, più nota come Tania la guerrigliera, l'unica donna ad aver preso parte alla spedizione boliviana del che, e come lui uccisa in un'imboscata nella giungla. La voce e la chitarra classica di Suni Paz - che della canzone è autrice e che Andrea è andato a scovare a Los Angeles dove fa l'insegnante - versano gocce di america latina su quelle "radici di sangue che cresceranno come il mare". Sono ancora donne le protagoniste delle due storie successive, donne in un modo o nell'altro prigioniere del proprio fascino, lolita di new orleans ed anna sono probabilmente due risposte diverse alla stessa domanda, che poi è ancora una volta un'altra parafrasi della domanda che è la base dell'intero disco.
La voce di Luigi Grechi ci conduce attraverso un'altra lunga metafora, situata geograficamente lungo le sponde del tirreno, ed è ancora una volta una metafora di una sensazione di mancanza: già perché se è vero che formia ha gaeta, gaeta formia non ha, e così come lei tutte quelle situazioni che non offrono alla nostra visuale alcun lato positivo da scorgere.
Hotel est è la storia di un'altra separazione mentre scavandomi la fossa arricchisce il disco di una murder ballad - scritta a quattro mani con bocephus king e raccontata a tre voci con luca ghielmetti e laura fedele - che non ha nulla da invidiare alle più blasonate del genere.
Com'è difficile avere pressappoco trentanni, ci dice andrea nella canzone successiva, ed è una riflessione in terza persona, parlata, quasi sussurrata, in un momento in cui i minuti passano più lenti degli anni, rincorrendo la propria immagine in ogni specchio e stringendo i pugni, sì, ma solo nelle tasche.
Tresenda è una città di confine della valtellina ed è lì che si svolge la penultima storia del disco, la storia di marta e del suo eroismo quotidiano, giorno dopo giorno ad attraversare la frontiera facendo passare le merci per il paese dalla svizzera, fingendo di essere incinta.
Infine, a chiudere il disco, una storia più personale, il ritratto del nonno da poco scomparso, pochi tratti essenziali a delinearne la quotidianità (la schedina compilata da giocare nella tasca, una sola sigaretta...) e quella riflessione, suggellata dalle parole prese in prestito da de andré, che chiude il cerchio su tutte le storie raccontate fino a questo momento: "aveva gli occhi troppo belli..... per essere un soldato".

SUSSURRI E GRIDA (Andrea Parodi)

La luna mi ha voltato le spalle
Luna assassina
A chi griderà vendetta
Ha dato il mio nome
Mi hanno fatto cadere
Sopra il confine
Avevo in bocca canzoni
Avevo in mano il fucile

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Mamma ti scrivo dal fronte la mia canzone
Ti vedo tra i tuoi gerani seduta al balcone
Chi l'avrebbe detto che si andava a morire
Il tenente rideva e versava da bere

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Si spegneranno presto
le luci alle finestre come il pane
tra il singhiozzo e la preghiera
Cadranno nella pioggia
le diversità come ogni foglia
che cercava di volare

E noi che camminiamo
Indifferenti, poi indignati, indaffarati
Dall'altra parte della storia
Che Dio ci benedica
E benedica questa terra e l'abbondanza
la libertà e la gloria
Che questo Dio si uccida
Che fa non li sente, i sussurri e le grida

E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.
E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.>

2 commenti:

HOWL ha detto...

Meravigliosa dichiarazione d'amore per l'arte di questo giovane artista. Lo voglio su Saudade. Al più presto. Era questo il pezzo che dovevi partorire: percorso tra note e versi e la presenza della tua scrittura. Però togliamo il culo della cameriera ;)Eh eh...

Ti abbraccio grande uomo,
Ann

Nico ha detto...

Ho scoperto adesso questo tuo bellissimo blog, uno dei più belli secondo me. Anche e soprattutto per questo pezzo che hai scritto su "Soldati" del nostro amico Andrea, disco che stavamo appunto aspettando da troppo tempo. Per fare una citazione che ben conosciamo su questo pezzo che hai scritto dico solo "perché non l'ho scritto io" :-)
Ti abbraccio
Nico