25 luglio 2007

Vi ricordate quel venti di luglio


ROTTA INDIPENDENTE (Assalti Frontali)
e ora nella dignità mi specchio,
nella dignità del fratello che era insieme a noi nel mucchio,
lui ha lottato, quando ha avuto l'occasione
non ha voltato gli occhi e questa è la lezione
da insegnare nelle scuole, nel racconti che disegnano le sere
cosa sparava in faccia quel carabiniere,
io porto con me il nome di carlo giuliani
noi facciamo la storia, mentre quelli fanno i piani
come a genova quel giorno, niente rumori di fondo
e noi all'assedio ai padroni del mondo
usciti dal carlini non torniamo indietro davvero
affronti il nemico e vedi il suo volto vero.
in marcia il cuore pompa esaltazione
una soluzione inizia quando inizia una rivoluzione
il fumo all'orizzonte è già alto denso e nero
è un bel dito medio alzato dritto verso il cielo

noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente...

il venti luglio è segnato è un segnale
il venti luglio per noi è l'introduzione alla guerra globale
ho studiato strade, tutta la cartina,
ma ormai la palestina è genova e genova in argentina
dietro contadine in marcia dalla francia
davanti bocche dei fucili puntate alla pancia
elicotteri battono il cielo, motoscafi il mare
ministri infilano mimetiche per comandare
ed arrivano, li vedo arrivare
ho già negli occhi le bombe da intervento speciale
eccoli arrivano i carabinieri, i mercenari
oggi sono pronti a fare straordinari
noi ci stringiamo, ci facciamo forza a vicenda
ci passiamo acqua e intanto cresce la faccenda
è un tempo questo pieno di violenza
e su strade senza tempo noi facciamo resistenza

noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente

e il sole brilla con le nostre vite
proietta raggi per distanze infinite
e il sole brilla con le nostre vite
proietta raggi per distanze infinite...
ci siamo dentro ormai
ormai è ovunque la battaglia,
meglio muoversi in fretta e muoversi in passamontagna
parlare ora di non... nonviolenza
a questo punto è inutile nella mia esperienza
attaccano col gas combinato col cianuro
poi le pistole sparano per stare più al sicuro
hanno studiato bene quelli, sanno che il panico
ti penetra alla gola, ti afferra lo stomaco
ma non spegni il sole solo perché chiudi gli occhi
e noi in combinazione difendiamo i nostri blocchi
comunità le formiamo, diamo ossigeno all'aria
barricate le alziamo e respiriamo nell'aria incendiaria
mentre mezzi militari vanno a palla sui viali
addosso alle persone, ma siamo persone speciali
avanziamo e indietreggiamo come una molla
mentre ambulanze prendono feriti tra la folla
un blindato è li, rimane in panne
è svuotato e dato in cibo alle fiamme
siamo una folla chiara promessa al ricordo
in marcia nel mondo gettando grano fecondo,
siamo in tanti, siamo da tutte le parti
e carlo fino all’ultimo è rimasto davanti
fino a alzarsi, con un estintore in primo piano
lui ha insegnato a vedere cos'è un essere umano

noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente

noi andiamo avanti, andiamo oltre l limiti
siamo un sole che sorge tra colori lividi
e nessuno può spegnere il sole
nessuno può imbrigliare sei miliardi di persone

10 luglio 2007

Oh my darling Clementine


Wyatt: "You ever been in love?"
Mac: "No, I've been a bartender all my life"

da Sfida Infernale (My Darling Clementine) di John Ford

09 luglio 2007

Rizoma


Gli inglesi e gli americani, che sono i meno autori fra gli scrittori, hanno due sensi particolarmente acuti, e che comunicano: quello della strada e quello del cammino, quello dell'erba e del rizoma. Forse questa è la ragione per cui quasi non posseggono una filosofia come istituzione specializzata, e non ne hanno neanche bisogno, dal momento che nei loro romanzi hanno saputo fare della scrittura un atto di pensiero e della vita una potenza non personale, erba e cammino l'una nell'altro, divenire-bisonte. Henry Miller: "L'erba esiste soltanto fra i grandi spazi non coltivati. Colma i vuoti. Cresce nel mezzo - fra le altre cose. Il fiore è bello, il cavolo è utile, il papavero rende folli. Ma l'erba è traboccamento, è una lezione di morale". La passeggiata come atto come politica, come sperimentazione, come vita. "Mi diffondo come una bruma FRA le persone che conosco meglio", dice Virginia Woolf nella sua passeggiata fra i taxi.
Gilles Deleuze e Claire Parnet, da "Conversazioni"

02 luglio 2007

Ed avevamo gli occhi troppo belli......

L'abbiamo aspettato cinque anni questo disco, scherzando man mano che il tempo passava su come il titolo si modificasse lentamente in reduci, prima, e veterani, poi; l'abbiamo atteso cinque anni, dicevamo, ma ora eccolo finalmente uscito! Andrea Parodi (da non confondere con l'omonimo sardo) oltre ad essere un amico è uno dei cantautori più interessanti e validi dell'attuale scena musicale italiana e Soldati ne è la dimostrazione tangibile.
Nato come concept album su quella terra di confine che si situa, per riprendere l'espressione di un noto cantautore modenese, "tra la volontà ed il non potere", col passare del tempo il disco si è arricchito di collaborazioni prestigiose che lo rendono un vero gioiello.
Ad aprire il disco ci pensa Pane, arance e fortuna, una ballata che in anni di concerti abbiamo imparato a conoscere nei più diversi arrangiamenti - compreso quello martoriato da ore di "kill the nano" ;-) - e che ora si presenta in una bella veste tutta slide guitar ed hammond, impreziosita dalla voce di Jono Manson. E attraverso la parabola di Yuri, un tempo soldato solo nei giochi di bambino, ma in seguito di una guerra prima trasfigurata nel rapporto col padrone e poi demistificata nel suo snodo di corpi caduti tra i boschi sui monti, ci introduce, in medias res, al tema dell'intero lavoro. E ci sono altri monti, in particolare l'Amiata, a fare da cornice alla storia successiva, ma il tessuto musicale e le suggestioni narrative potrebbero suggerire anche ambientazioni alternative, magari una polverosa cittadina messicana al tempo di Villa e Zapata. Una storia declinata lungo il crinale tra la libertà e la follia, un crinale che ha il sapore metaforico di un fiume solitario di cui seguire la corrente. Ma la follia non è l'unico sbocco della solitudine, sono tanti i piccoli rifugi che ciascuno si ritaglia per non sentirsi soli, la musica, ad esempio, o il contatto con un corpo di donna: è la voce di Claudio Lolli a raccontarci questa storia innestandosi sul respiro singhiozzante di un sax, un piccolo capolavoro.
La storia successiva è quella che costituisce il leit-motiv di tutto il disco, una lettera dal confine sotto forma di canzone; una lettera da uno quei figli che vivono dall'altra parte della storia, di una storia di cui dio o chi per lui si è fatto solo tacito spettatore, incurante della sostanza stessa di cui tale storia è fatta, sussurri e grida. Ma il senso di inadeguatezza e di malinconia può vestire anche tinte più leggere e scanzonate, cosicché il semplice ascolto di una canzone come Madame George di Van Morrison, novella madeleine, può rimandare a quando maria non c'era e, soprattutto, al culo della cameriera ;-).
Ma è solo un intermezzo, prima che un girotondo di voci di prim'ordine (Max Larocca, Marino Severini, Bocephus King, Samantha Parton e Claudia Pastorino) ci venga a raccontare la storia di Rosa, dei suoi figli e della sua faccia su tutti i giornali, una storia del Po che non stonerebbe lungo le rive del rio grande. La storia successiva viene dalla Scozia ed è un'altra storia di solitudine e perdita, un'altra storia di ricordi, presa in prestito dal grande Jackie Leven: Single Father o, nelle parole di Andrea, ragazzo padre.
E dopo aver percorso praticamente metà disco, si incontra il volto immortalato nella copertina, Tamara Bunke, più nota come Tania la guerrigliera, l'unica donna ad aver preso parte alla spedizione boliviana del che, e come lui uccisa in un'imboscata nella giungla. La voce e la chitarra classica di Suni Paz - che della canzone è autrice e che Andrea è andato a scovare a Los Angeles dove fa l'insegnante - versano gocce di america latina su quelle "radici di sangue che cresceranno come il mare". Sono ancora donne le protagoniste delle due storie successive, donne in un modo o nell'altro prigioniere del proprio fascino, lolita di new orleans ed anna sono probabilmente due risposte diverse alla stessa domanda, che poi è ancora una volta un'altra parafrasi della domanda che è la base dell'intero disco.
La voce di Luigi Grechi ci conduce attraverso un'altra lunga metafora, situata geograficamente lungo le sponde del tirreno, ed è ancora una volta una metafora di una sensazione di mancanza: già perché se è vero che formia ha gaeta, gaeta formia non ha, e così come lei tutte quelle situazioni che non offrono alla nostra visuale alcun lato positivo da scorgere.
Hotel est è la storia di un'altra separazione mentre scavandomi la fossa arricchisce il disco di una murder ballad - scritta a quattro mani con bocephus king e raccontata a tre voci con luca ghielmetti e laura fedele - che non ha nulla da invidiare alle più blasonate del genere.
Com'è difficile avere pressappoco trentanni, ci dice andrea nella canzone successiva, ed è una riflessione in terza persona, parlata, quasi sussurrata, in un momento in cui i minuti passano più lenti degli anni, rincorrendo la propria immagine in ogni specchio e stringendo i pugni, sì, ma solo nelle tasche.
Tresenda è una città di confine della valtellina ed è lì che si svolge la penultima storia del disco, la storia di marta e del suo eroismo quotidiano, giorno dopo giorno ad attraversare la frontiera facendo passare le merci per il paese dalla svizzera, fingendo di essere incinta.
Infine, a chiudere il disco, una storia più personale, il ritratto del nonno da poco scomparso, pochi tratti essenziali a delinearne la quotidianità (la schedina compilata da giocare nella tasca, una sola sigaretta...) e quella riflessione, suggellata dalle parole prese in prestito da de andré, che chiude il cerchio su tutte le storie raccontate fino a questo momento: "aveva gli occhi troppo belli..... per essere un soldato".

SUSSURRI E GRIDA (Andrea Parodi)

La luna mi ha voltato le spalle
Luna assassina
A chi griderà vendetta
Ha dato il mio nome
Mi hanno fatto cadere
Sopra il confine
Avevo in bocca canzoni
Avevo in mano il fucile

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Mamma ti scrivo dal fronte la mia canzone
Ti vedo tra i tuoi gerani seduta al balcone
Chi l'avrebbe detto che si andava a morire
Il tenente rideva e versava da bere

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Si spegneranno presto
le luci alle finestre come il pane
tra il singhiozzo e la preghiera
Cadranno nella pioggia
le diversità come ogni foglia
che cercava di volare

E noi che camminiamo
Indifferenti, poi indignati, indaffarati
Dall'altra parte della storia
Che Dio ci benedica
E benedica questa terra e l'abbondanza
la libertà e la gloria
Che questo Dio si uccida
Che fa non li sente, i sussurri e le grida

E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.
E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.>

26 giugno 2007

Altre voci, altre stanze



Il titolo è preso in prestito da uno dei più famosi libri di narrativa americana del ventesimo secolo, romanzo d'esordio di Truman Capote, anche se in questo caso le altre stanze potrebbero essere considerate le canzoni stesse, ognuna ad ospitare una o più voci, altre rispetto a quelle della titolare del disco. La cantante si chiama Nanci Griffith, ed è una delle voci più belle della musica americana, della quale il disco stesso (insieme al successivo Other voices too) rappresenta una sorta di antologia personale, declinata attraverso una serie di collaborazioni di alto spessore, da Tom Russell a Guy Clark, da Emmylou Harris a John Prine, da Bob Dylan ad Arlo Guthrie. Ed è proprio con quest'ultimo che la Griffith tocca, a mio parere, una delle vette del disco, attraverso la rilettura di una delle più famose canzoni di Townes Van Zandt, Tecumseh Valley.

TECUMSEH VALLEY (Townes Van Zandt)
The name she gave was Caroline
Daughter of a miner
Her ways were free
It seemed to me
That sunshine walked beside her

She came from Spencer
Across the hill
She said her pa had sent her
cause the coal was low
And soon the snow
Would turn the skies to winter

She said she'd come
To look for work
She was not seeking favors
And for a dime a day
And a place to stay
Shed turn those hands to labor

But the times were hard, lord,
The jobs were few
All through Tecumseh Valley
But she asked around
And a job she found
Tending bar at Gypsy Sally's

She saved enough to get back home
When spring replaced the winter
But her dreams were denied
Her pa had died
The word come down from Spencer

So she turned to whorin' out on the streets
With all the lust inside her
And it was many a man
Returned again
To lay himself beside her

They found her down beneath the stairs
That led to Gypsy Sally's
In her hand when she died
Was a note that cried
Fare thee well... Tecumseh Valley

The name she gave was Caroline
Daughter of a miner
Her ways were free
It seemed to me
That sunshine walked beside her

24 giugno 2007

(Cattive) strade



I'm a rollin' stone all alone and lost
For a life of sin I have paid the cost
When I pass by all the people say
Just another guy on the lost highway

Dopo aver costeggiato una parte del confine con il Canada ed aver piegato verso sud lungo il Minnesota, per un lungo tratto la Highway 61 corre parallela al Mississippi: questo le è valso il soprannome di "strada del Blues", al punto che la leggenda vuole che sia proprio ad uno dei suoi incroci (per l'esattezza quello con la route 49) che robert johnson abbia stretto il famoso patto col diavolo. Non solo. Un'altra famosissima blues singer, Bessie Smith, vi trovò la morte in un incidente d'auto e lo stesso Elvis nacque in un nucleo abitativo lungo di essa; inoltre, nessuno ci vieta di pensare che il tratto di strada nei pressi di Baton Rouge su cui una gomma a terra lascia a piedi Kristofferson e Bobby McGee sia proprio la 61, che attraversa la città.
E tra le altre città attraversate da questa autostrada, ce n'è una in Minnesota chiamata Duluth e famosa, almeno al di fuori degli Stati Uniti, soprattutto per aver dato i natali a Robert Allen Zimmerman. Ed è stato proprio quest'ultimo, alcuni anni dopo essere diventato Bob Dylan ed aver scritto importanti pagine della musica folk americana, ad aver fatto di questa strada il trait d'union eponimo di quel disco che avrebbe suggellato la sua cosiddetta svolta rock. Una strada che si caratterizza subito per essere, almeno nel disco dylaniano, una "cattiva strada" per dirla alla De André (o se si preferisce, una "lost highway" per riprendere le parole di Hank Williams, cui si deve anche quella che forse è la similitudine più famosa del disco, ovvero la pietra che rotola): il mito della strada come fonte di possibilità, di realizzazione e di fuga viene riletto e rovesciato in un'ottica in cui la possibilità si fa dilatazione di un palcoscenico su cui dispiegare il circo della commedia umana, con i suoi personaggi, dal sottile Mr. Jones alla dolce Melinda, dal Napoleone in stracci a Queen Jane coi suoi amanti, consiglieri e banditi, da Miss Lonely alla lunga teoria che sfila lungo via della Povertà, pardon...Desolation Row.

HIGHWAY 61 REVISITED (Bob Dylan)

Oh God said to Abraham, "Kill me a son"
Abe says, "Man, you must be puttin' me on"
God say, "No." Abe say, "What?"
God say, "You can do what you want Abe, but
The next time you see me comin' you better run"
Well Abe says, "Where do you want this killin' done?"
God says, "Out on Highway 61."

Well Georgia Sam he had a bloody nose
Welfare Department they wouldn't give him no clothes
He asked poor Howard where can I go
Howard said there's only one place I know
Sam said tell me quick man I got to run
Ol' Howard just pointed with his gun
And said that way down on Highway 61.

Well Mack the Finger said to Louie the King
I got forty red white and blue shoe strings
And a thousand telephones that don't ring
Do you know where I can get rid of these things
And Louie the King said let me think for a minute son
And he said yes I think it can be easily done
Just take everything down to Highway 61.

Now the fifth daughter on the twelfth night
Told the first father that things weren't right
My complexion she said is much too white
He said come here and step into the light he says hmm you're right
Let me tell the second mother this has been done
But the second mother was with the seventh son
And they were both out on Highway 61.

Now the rovin' gambler he was very bored
He was tryin' to create a next world war
He found a promoter who nearly fell off the floor
He said I never engaged in this kind of thing before
But yes I think it can be very easily done
We'll just put some bleachers out in the sun
And have it on Highway 61.

10 giugno 2007

Von fremden landern und menschen



Rubo il titolo alla prima delle Kinderszenen di Schumann per riprendere parola su questo blog dopo più di un mese e mezzo e lo faccio, come dice il titolo stesso, da terre e popoli lontani, anche se, a dirla tutta, non sempre i posti che mi hanno visto peregrinare in quest'ultimo periodo sono stati tutti lontani, ma tant'è!
Ed è proprio da uno di questi viaggi che voglio ripartire, non il viaggio più recente - quello che ancora mi vede a parlare di chimica tra alci, renne e salmoni - ma anzi uno oramai quasi "invecchiato": quello che mi ha portato a Francoforte a sentire Christy Moore.
Strana città Francoforte, città dal respiro metropolitano, con la sua sede della Banca Centrale Europea, la sua lunga strada pedonale costellata di H&Ms ed altri grandi magazzini e centri commerciali, il suo offrire una produzione culturale di livello, ma anche città architettonicamente anonima e priva di personalità, se non fosse per il suo fiume ed i lungofiume che ne sono il degno corollario. Ma stavolta non era la città la meta principale, la meta principale era un cantautore irlandese di una sessantina d'anni che ha scritto alcune tra le pagine più belle della musica in lingua inglese degli ultimi decenni.
Solo due chitarre a suonare, ma non si avvertiva mai un senso di mancanza: la famosa "semplicità che è difficile a farsi" (per dirla con le parole di un altro grande autore) - due chitarre e una voce che parlava di amore e di lotta, delle mani di Victor Jara, gentili e forti (come le descriveva arlo guthrie), e di verità agitate come un'esca, di gente comune licenziata da un giorno all'altro che aspetta invano in coda al collocamento e dei volontari irlandesi che partirono verso la spagna per combattere nelle brigate internazionali.
Una voce che prende in prestito altre parole, due volte dal menestrello di Duluth ed una, per la bellissima Motherland, da Natalie Merchant. E poi la bellissima ballata scritta per l'amico Rory Gallagher, di cui ha già parlato Franco tempo addietro.
Sicuramente un concerto indimenticabile.
Thank you, Christy!

ORDINARY MAN (Christy Moore)
I'm an ordinary man, nothing special nothing grand
I've had to work for everything I own
I never asked for a lot, I was happy with what I'd got
Enough to keep my family and my home

Now they say that times are hard and they've handed me my cards
They say there's not the work to go around
And when the whistle blows, the gates will finally close
Tonight they're going to shut this factory down
Then they'll tear it d-o-w-n

I never missed a day nor went on strike for higher pay
For twenty years I served them best I could
Now with a handshake and a cheque it seems so easy to forget
Loyalty through the bad times and through good
The owner says he's sad to see that things have got so bad
But the captains of industry won't let him lose
He still drives a car and smokes his cigar
And still he takes his family on a cruise, he'll never lose

Well it seems to me such a cruel irony
He's richer now than ever he was before
Now my cheque is spent and I can't afford the rent
There's one law for the rich, one for the poor
Every day I've tried to salvage some of my pride
To find some work so's I might pay my way
Oh but everywhere I go, the answer's always no
There's no work for anyone here today, no work today


And so condemned I stand, just an ordinary man
Like thousands beside me in the queue
I watch my darling wife trying to make the best of life
And God knows what the kids are going to do
Now that we are faced with this human waste
A generation cast aside
And as long as I live, I never will forgive
You've stripped me of my dignity and pride, you've stripped me bare
You've stripped me bare, you've stripped me bare.

27 aprile 2007

Non spegni il sole se gli spari addosso



Delinquente abituale. Finora quest'espressione nel mio universo lessicale era associata solamente al nomignolo scherzoso con cui, da un paio d'anni a questa parte, siamo soliti designare un amico musicista, per il suo non disertare mai i luoghi dove ci sia da suonare in compagnia.
Ma delinquente abituale vuol dire anche altro, e in questi giorni lo sta sperimentando sulla propria pelle Francesco, un amico e compagno di ESC, cui da due giorni è stato notificato l'avviso orale (Articolo 1 della legge Scelba-Cossiga). Nel dispositivo della legge, le motivazioni di tale notifica andrebbero ricercate nel numero di reati accumulati, ma Francesco ha per ora solo denunce o processi ancora da aprire, o nelle frequentazioni poco raccomandabili (ESC o il movimento universitario???)....Sulla base di rapide considerazioni viene da pensare che l'attacco di cui Francesco è stato fatto oggetto voglia essere di più che un semplice attacco alla persona, mirando a colpire esperienze di conflitto e di pratiche di autonomia, sempre e comunque esercitate alla luce del sole, nell'ambito delle battaglie che negli ultimi anni hanno investito il tessuto metropolitano sia a livello cittadino che continentale.
Francesco è uno dei fratelli e delle sorelle che hanno dato e continuano a dare vita con i loro corpi e con le loro parole a questa eccedenza. Francesco oggi non può e non deve essere solo. L'attacco nei suoi confronti non è una questione privata.
Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo!!!!

La poesia della rivolta



La serata comincia con un paio di maledizioni nei confronti del traffico che, facendomi arrivare in ritardo, mi impedisce di sentire i due pezzi d'apertura fatti da picchio e la prima parte del set dei fratelli severini, ma all'ingresso sono subito abrracci con i numerosi amici in platea (per quelli sul palco bisognerà attendere la fine del concerto).
L'occasione si chiama Poesia e Rivolta, ovvero il tour che i Gang e Claudio Lolli stanno portando in giro per l'Italia da qualche mese: due set separati, che ricalcano più o meno parzialmente i loro usuali concerti ed un finale insieme di grande intensità, con Marino e Claudio a duettare su Poco di Buono ed Anna di Francia (ahimé mutilata della sua ultima parte) e gli Zingari a fare da chiusura.
Salutata la partenza di Marino e Sandro, eroici nel ripartire in notturna da Sezze verso l'Emilia dove avrebbero avuto un concerto il giorno dopo, una piacevole sorpresa: la cena con gli altri due moschettieri, Claudio e Paolo (Capodacqua, il suo chitarrista e fraterno amico), si è trasformata via via in una piola improvvisata: chitarre che spuntavano fuori da ogni dove ed un pianoforte che ho pensato bene di colonizzare per una jam session che si è protratta fino a notte fonda, alternando Guccini a Creedence, De Gregori alla Pfm e ai Pink Floyd, e che mi ha regalato il vaffanculo amichevole di Claudio, quando scherzando l'ho invitato a cantare The Guns of Brixton.
Non è proprio questione d'amore, è qualcosa di più.....

12 aprile 2007

God bless you, Dr. Kevorkian

Ero già pronto a scrivere d'altro oggi, così come avrei voluto che l'occasione per parlare di lui fosse di ben altra natura. Invece così non è stato...
Arrivederci, Kilgore Trout!

"Questo è il racconto dell'incontro di due uomini bianchi, solitari, macilenti e abbastanza anziani, su un pianeta che andava rapidamente morendo.
Uno dei due era uno scrittore di fantascienza di nome Kilgore Trout. A quel tempo non era nessuno e immaginava che la propria vita fosse finita. Si sbagliava: in seguito a quell'incontro, divenne uno degli esseri umani più amati e rispettati della storia.
Colui col quale s'incontrò era un rivenditore d'auto, un concessionario della Pontiac di nome Dwayne Hoover. Dwayne Hoover era sul punto d'impazzire.

- State a sentire:
Trout e Hoover erano cittadini degli Stati Uniti d'America, Paese per brevità chiamato direttamente America. Questo che segue era il suo inno nazionale, un'autentica cretinata, come tante altre cose che quel Paese era portato a prendere sul serio:

Oh, dimmi, distingui alla prima luce dell'alba
quella che salutammo con tanta fierezza all'ultimo
bagliore
del crepuscolo?
Le cui larghe strisce e lucenti stelle,
per tutto il periglioso scontro
di sugli spalti vedemmo fileggiare
eroicamente?
E la rossa vampa dei razzi, le bombe
deflagranti nell'aria,
per tutta la notte prova ci diedero
che la nostra bandiera era ancora lì.
Oh, dimmi, ondeggia ancora quel vessillo
a stelle e strisce
sulla terra del libero e sulla patria
del prode?


- C'erano un milione di miliardi di nazioni nell'Universo, ma la nazione alla quale appartenevano Dwayne Hoover e Kilgore Trout era l'unica ad avere, chissà perché, un inno nazionale costellato di punti interrogativi.
Ecco come si presentava la bandiera di quella nazione:


A proposito di questa bandiera, quella nazione aveva una legge che nessun'altra nazione aveva a proposito della propria. E quella legge diceva: “La bandiera non deve essere abbassata davanti a nessuna persona o cosa”.
Abbassare la bandiera era una forma di saluto amichevole e rispettoso che consisteva nel portare la bandiera con tutta l'asta quasi fino a terra, per poi sollevarla di nuovo.

- Il motto della nazione di Dwayne Hoover e Kilgore Trout, che - in una lingua che nessuno più parlava - significava Dalla molteplicità l'unità, era il seguente: E pluribus unum.
L'inabbassabile bandiera era una bellezza e l'inno e il motto insignificante magari non avrebbero avuto molta importanza, non fosse stato che per questo: un bel po' di cittadini erano a tal punto ignorati, ingannati e insultati, da ritenere di aver forse sbagliato Paese, o addirittura pianeta, e da pensare che chissà quale orrendo errore fosse stato commesso. Se quel loro inno e quel loro motto avessero menzionato l'equità o la fratellanza, la speranza o la felicità, se in qualche modo le avessero auspicate per quella società e per i suoi beni reali, essi ne avrebbero tratto un po' di conforto.
Se poi studiavano le loro banconote in cerca di qualche indicazione sulla natura del loro Paese, trovavano, tra tante altre fessate barocche, la riproduzione di una piramide tronca con sopra un occhio raggiante, così:

Neppure il presidente degli Stati Uniti sapeva cosa significasse esattamente. Era come se il Paese dicesse ai propri cittadini: «Nell'insensatezza è la forza»."

da "Breakfast of Champions" di K. Vonnegut

04 aprile 2007

Il dominio e il sabotaggio

Una canzone italiana, stavolta; ancora una volta una canzone di parte. Della parte dove alcuni di noi hanno scelto sempre di stare, la parte della gioia, della lotta, della vita.

CECCO IL MUGNAIO (Mercanti di Liquore)

Forza venite gente, correte, correte, è scoppiata la guerra!
Vi si comanda perciò di prender le armi e lasciar questa terra
il vostro re vi guida alla vittoria, ritornerete carichi di gloria

E tutti quanti dicon di si, e sono già pronti a partire
soltanto Cecco il mugnaio stavolta ha deciso di disobbedire


Forza venite gente, correte, correte, è scoppiata la fame
Vi si comanda perciò di portare a palazzo ogni avanzo di pane
il vostro re dev'essere nutrito, venite a soddisfare il suo appetito

E tutti quanti dicon di si e sono già pronti a partire
soltanto Cecco il mugnaio decide di nuovo di disobbedire


Forza venite gente, correte, correte, è scoppiato il dolore
Vi si comanda perciò di non bere più vino e non fare all'amore
il vostro re si strugge nel tormento, quindi si faccia eco al suo lamento

E tutti quanti dicon di si e sono già pronti a partire
soltanto Cecco il mugnaio, continua tranquillo a disobbedire


Forza venite gente, correte, correte, è scoppiata la peste
Vi si comanda perciò di chiudervi in casa e serrar le finestre
dimenticate dunque questa vita, il vostro re dichiara che è finita

E tutti quanti dicon di si, e sono già pronti a morire
soltanto Cecco il mugnaio decide di nuovo di disobbedire


Ora il villaggio è deserto e nelle contrade non c'è più nessuno
freddo percorre le strade un vento cattivo, fratello del fumo
resta soltanto Cecco che ride a gran voce tra i muri di corte
disobbediente alla fame, alla sete, al dolore e persino alla morte.

03 aprile 2007

Ritagli

Compagno sembra ieri eppure ne è passato di tempo......

Torno ad aprire questo blog dopo giorni in cui è rimasto forzosamente sopito per le peregrinazioni e gli impegni del suo autore, e mi rendo conto di quante delle situazioni e delle sensazioni vissute in quest'ultimo periodo ne siano rimaste fuori.
Avrei dovuto parlare di Bruxelles e della sua luce del nord, di musicisti di strada e di bistrot dove l'odore dei waffel appena fatti si mischia a quello più familiare del caffè. Di bouquinistes dall'accento che tradisce la lontana origine italiana che fanno da unica cesura alla lunga teoria di cioccolate di varia natura in grado di solleticare l'appetito anche delle persone meno gastronomicamente curiose.
Avrei dovuto parlare di Kris e del suo concerto. Da solo - chitarra, voce e armonica - ha regalato le sue storie migliori, storie di naufragi personali e di demoni interiori, storie di lotta e di libertà, storie d'amore.
Avrei anche dovuto parlare del novello "capelli corti generale", accolto nella maniera più acconcia, al suo ingresso nel tempio del sapere e della pletora di reazioni da questo suscitate.
Di Marghera, che mi ha restituito un fine settimana di straordinaria ricchezza umana, prima ancora che politica e splendidi tramonti sulla laguna di Venezia.
Avrei dovuto.....

16 marzo 2007

A vent'anni si è stupidi davvero?

VINGT ANS (Léo Ferré)

Pour tout bagage on a vingt ans
On a l'expérienc' des parents
On se fout du tiers comm' du quart
On prend l'bonheur toujours en r'tard
Quand on aim' c'est pour tout' la vie
Cett' vie qui dur' l'espac' d'un cri
D'un' permanent' ou d'un blue jean
Et pour le reste on imagine
Pour tout bagage on a sa gueul'
Quand elle est bath ça va tout seul
Quand elle est moche on s'habitue
On s'dit qu'on est pas mal foutu
On bat son destin comm' les brèmes
On touche à tout on dit je j'aime
Qu'on soit d' la Balance ou du Lion
On s'en balance on est des lions...

Pour tout bagage on a vingt ans
On a des réserv's de printemps
Qu'on jett'rait comm' des miett's de pain
A des oiseaux sur le chemin
Quand on aim' c'est jusqu'à la mort
On meurt souvent et puis l'on sort
On va griller un' cigarette
L'amour ça s'prend et puis ça s'jette
Pour tout bagage on a sa gueul'
Qui caus' des fois quand on est seul
C'est c' qu'on appell' la voix du d'dans
Ca fait parfois un d' ces boucans
Pas moyen de tourner le bouton
De cett' radio on est marron
On passe à l'examen d' minuit
Et quand on pleure on dit qu'on rit...

Pour tout bagage on a vingt ans
On a un' rose au bout des dents
Qui vit l'espace d'un soupir
Et qui vous pique avant d'mourir
Quand on aim' c'est pour tout ou rien
C'est jamais tout c'est jamais rien
Ce rien qui fait sonner la vie
Comme un réveil au coin du lit
Pour tout bagage on a sa gueule
Devant la glac' quand on est seul
Qu'on ait été chouette ou tordu
Avec le temps tout est foutu
Alors on maquill' le problème
On s'dit qu'y'a pas d'âg' pour qui s'aime
Et en cherchant son coeur d'enfant
On dit qu'on a toujours vingt ans...

20 febbraio 2007

Parole, parole, parole


"Siamo pervasi di parole inutili, di una quantità folle di parole e di immagini. La stupidità non è mai muta né cieca. Il problema non è più quello di fare in modo che la gente si esprima, ma di procurare loro degli interstizi di solitudine e di silenzio a partire dai quali avranno finalmente qualcosa da dire. Le forze della repressione non impediscono alla gente di esprimersi, al contrario la costringono ad esprimersi."

G. Deleuze

14 febbraio 2007

Canadian Whiskers



...No non è un errore di scrittura: si parla proprio di gatti, anzi di un gatto in particolare. Un gatto che, come viene a ricordarci il suo nome, buddy - che di volta in volta potrebbe essere tradotto come amico, fratello, compagno - sta dalla nostra stessa parte della strada. E su quella strada cammina portandosi dietro una valigia, da poter aprire sotto un cielo stellato ogni volta che decida di fermarsi in qualche posto, magari la piccola città di minatori narrata in questa canzone, che provo a trascrivere qui con una dedica particolare a Franco.

STRIKE (Ry Cooder)
I got off the train one evening
in a little miners' town
I started walkin' up the main street
when the sun was goin' down
when I heard the boys were singin'
so I went to see what for
might just be a birthday party
and it might be room for just one more.

But they were miners and their families
they have left the mine that day
walked out for safe conditions
on strike for decent pay
and they sang about their struggle
and their spirit never fail
"keep your hand upon the dollar
and your eye upon the scale".

"Union miners stand together
heed no operator's tale
keep your hand upon the dollar
and your eye upon the scale".

All at once police came running
they came running everywhere,
they broke up the miners' meeting
and carried everyone to jail
but the miners kept on singing
and they sang the all night long
as the sun goes up in the morning
I have learned that miners' song.

Well the judge he asked the police captain
"what's that red cat doin' here?"
"get all the reds off the street, sir
was your orders loud and clear".
Now they turned me on the jailhouse backdoor
but I wouldn't leave my miner friends
I jumped out to the jailhouse window
and I sang that miner song again.

"Union miners stand together
heed no opeator's tale
keep your hand upon the dollar
and your eye upon the scale".

Libertà va cercando, ch'è sì cara...



"D'altra parte, non credo all'esistenza di qualcosa di funzionalmente e- per sua propria natura - radicalmente liberatorio. La libertà è una pratica. Dunque, può sempre esistere, in effetti, un certo numero di progetti che tendono a modificare determinate costrizioni, ad ammorbidirle, o anche ad infrangerle, ma nessuno di tali progetti, semplicemente per propria natura, può garantire che la gente sarà automaticamente più libera; la libertà degli uomini non è mai assicurata dalle istituzioni e dalle leggi che hanno la funzione di garantirla. E' questa la ragione per cui, in realtà, la maggior parte di queste leggi e di queste istituzioni possono essere aggirate. Non perché esse siano ambigue, ma perché la "libertà" è una cosa che deve essere praticata."
M. Foucault

04 febbraio 2007

Ribelli



"L'utopia sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
Faccio dieci passi e l'orizzonte si allontana di dieci passi.
Per quanto cammini, non la raggiungerò mai.
A cosa serve l'utopia? A questo: serve a camminare"
Edoardo Galeano

03 febbraio 2007

Sestri Levante


Poi forse quest'inverno sarà freddo

e ci sarà la neve

e conterò ordinatamente i figli
quelli persi in teatro
quelli lasciati agli altri
mi curerò le zampe dalle schegge di vetro
farò più lunghi i passi per non guardare indietro.
Parlerò con le stelle
parlerò con le stelle
parlerò con le stelle.

Esterno. Notte di mezzo inverno. La ragazza si incammina sola su un marciapiede che le sembra troppo vuoto. Non è abituata agli inverni senza neve della metropoli, e i passi le risuonano ancora più solitari. Ogni passo, un pensiero...ad altri inverni e alla sua serenità di bimba affrontata a palle di neve, a inverni più recenti scaldati da bicchieri di vino rosso e da un corpo di donna, a una mancanza troppo presente.


E la ragazza andava via leggera

che pareva volare

si portò via ordinatamente i sogni
a ogni passo piccina
così bene lontana

guardandola di schiena pensai: "È la prima volta
che lei sta con un altro

e che non me ne importa"
e ho finito di amarla
oggi ho smesso di amarla

ho finito di amarla.


E' difficile lottare coi ricordi! Svaniscono proprio mentre stai per assestar loro il colpo decisivo, come pugili abili a schivare ogni affondo. Così il pensiero di lei. Lei che era stata una delle poche persone che la ragazza avesse sentito di amare veramente. Lei che, da quando la loro storia era finita, non le aveva mai risparmiato la propria immagine vicino a qualcun'altra. Lei che la ragazza si era detta più volte di non amare più, non riuscendosene mai a convincere fino in fondo.



Darei un soldino per un tuo pensiero

se pesasse una piuma

ed è un po' poco quando in altri tempi

ti ho promesso la luna

e l'ho presa fra i denti:

così ho detto ai soldati
che non c'è più battaglia
molti scrivono a casa
qualcuno se la squaglia.
Ma faranno l'amore
ma faranno l'amore
ma faranno l'amore.


La ragazza ora è sola nella sua stanza. Parole che scorrono su uno schermo si sostituiscono al suono di quella voce che ancora le provoca un misto di disagio e turbamento. La ragazza ha smesso di lottare: non è più tempo di farsi del male, vuole specchiare i suoi occhi in un colore diverso dal rosso di un bicchiere appena rabboccato. Forse non oggi, ma anche lei tornerà presto a sentire un altro corpo sotto le sue dita, a leggersi la vita in un altro paio di occhi, a sentirsi raccontata da altre parole.



Io perderò i capelli lentamente

vicino a qualche donna

lei sarà lei d'estate fra la gente
come un granchio di sabbia
felice finalmente
e guardandola uscire dall'ultimo concerto
pensai che forse è meglio per lei avermi perso
oggi a Sestri Levante

oggi a Sestri Levante

oggi a Sestri Levante.

30.01.2007


"Voi non potete fermare il vento
gli fate solo perdere tempo...."

24 gennaio 2007

Wonderful Copenhagen




Ho sempre amato il mare. Qualcuno potrebbe facilmente ironizzare che sia a causa del mio nome o del mio essere doppiamente pesci, segno ed ascendente, ma ovviamente i motivi, se di motivi si può parlare per qualcosa che attiene anche e soprattutto alle sensazioni, vanno ricercati altrove.
Forse un buon punto di partenza potrebbe essere rubato alla definizione del cielo dell'eterno soldato vecchioniano: "è troppo grande per capirlo al volo", definizione che potrebbe condividere con un altro amore della mia vita, i gatti, entrambi diffidenti per natura, difficilmente pronti a darsi subito, ma pronti a leccarti qualsiasi cicatrice, una volta conquistato il loro segreto.
Ed è da una città di mare che adesso scrivo, un mare totalmente diverso dal mio mediterraneo, un mare livido e profondo, che oggi è trapuntato da piccoli fiocchi di neve caduti da poco, come una piccola metafora delle partenze e dei ritorni che alla stessa acqua spesso si accompagnano.....
Il destino dei marinai....ma, forse, questa è un'altra storia.

AMSTERDAM (Jacques Brel)

Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui chantent
Les rêves qui les hantent
Au large d'Amsterdam
Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui dorment
Comme des oriflammes
Le long des berges mornes

Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui meurent
Pleins de bière et de drames
Aux premières lueurs
Mais dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui naissent
Dans la chaleur épaisse
Des langueurs océanes

Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui mangent
Sur des nappes trop blanches
Des poissons ruisselants
Ils vous montrent des dents
A croquer la fortune
A décroisser la Lune
A bouffer des haubans
Et ça sent la morue
Jusque dans le coeur des frites
Que leurs grosses mains invitent
A revenir en plus
Puis se lèvent en riant
Dans un bruit de tempête
Referment leur braguette
Et sortent en rotant

Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui dansent
En se frottant la panse
Sur la panse des femmes
Et ils tournent et ils dansent
Comme des soleils crachés
Dans le son déchiré
D'un accordéon rance
Ils se tordent le cou
Pour mieux s'entendre rire
Jusqu'à ce que tout à coup
L'accordéon expire
Alors le geste grave
Alors le regard fière
Ils ramènent leur batave
Jusqu'en pleine lumière

Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui boivent
Et qui boivent et reboivent
Et qui reboivent encore
Ils boivent à la santé
Des putains d'Amsterdam
De Hambourg et d'ailleurs
Enfin ils boivent aux dames
Qui leur donnent leur joli corps
Qui leur donnent leur vertu
Pour une pièce en or
Et quand ils ont bien bu
Se plantent le nez au ciel
Se mouchent dans les étoiles
Et ils pissent comme je pleure
Sur les femmes infidèles

Dans le port d'Amsterdam
Dans le port d'Amsterdam.