24 luglio 2008

Dellamorte dellamore


Non si parla di Tiziano Sclavi in questo post, e nemmeno di indagatori dell'incubo a fumetti. Invece, oggi voglio parlare di un disco - uscito ormai più di dieci anni fa - al quale sono molto legato. In qualche modo, potrei dire che questo post è il prequel di un post scritto mesi addietro su questo stesso blog; sì, perché l'album in questione è Murder Ballads, di Nick Cave. Di cosa sia una murder ballad e delle sue origini ho discusso già in quell'occasione, quindi approfitto di questo post per spendere qualche parola sul disco in questione. Un disco a mio parere perfetto sia nella scelta dei musicisti e degli ospiti, che negli arrangiamenti, ma soprattutto un disco dove il registro baritonale di Cave si modula per dare corpo ad una narrazione polifonica che assume i più svariati tratti dal guignolesco, al beffardo, al drammatico. Ballate dove sogno ed incubo si alternano al ritmo delle strofe e spesso si confondono, proprio come le voci che le sottolineano duettando. Ironia pungente e dissacrante, come quella di chiamare la canzone d'apertura - storia di un uomo che uccide moglie e figli - Song of Joy, giocando sul doppio senso del nome. Ci sono dialoghi degni del miglior Tarantino, e Stagger Lee ne è un valido esempio:

Just then in came a broad called Nellie Brown
Was known to make more money than any bitch in town
She struts across the bar, hitching up her skirt
Over to Stagger Lee, she starts to flirt

With Stagger Lee
She saw the barkeep, said, "O God, he can't be dead!"
Stag said, "Well, just count the holes in the motherfucker's head"

She said, "You ain't look like you scored in quite a time.

Why not come to my pad? It won't cost you a dime"

Ed è forse il gioco dei registri narrativi una delle caratteristiche più importanti del disco, registro colto, quasi da Child ballad e registro gergale, intermezzi corali e narrazione individuale (l'uso iterato dell'io narrante è uno degli stilemi più utilizzati nelle murder ballads), folk irlandese, rock tradizionale macchiato di elementi industriali, altre voci ed altri registri (PJ Harvey, Kylie Minogue, Shane McGowan). E' difficile scegliere un esempio da riportare in calce, ma volendolo fare, affido la chiusura di questo post alle parole del bel duetto con Kylie Minugue, Where the wild roses grow.

Where The Wild Roses Grow (Nick Cave feat. Kylie Minogue)

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

From the first day I saw her I knew she was the one
She stared in my eyes and smiled
For her lips were the colour of the roses
That grew down the river, all bloody and wild
When he knocked on my door and entered the room
My trembling subsided in his sure embrace
He would be my first man, and with a careful hand
He wiped at the tears that ran down my face

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

On the second day I brought her a flower
She was more beautiful than any woman I'd seen
I said, "Do you know where the wild roses grow
So sweet and scarlet and free?"
On the second day he came with a single red rose
Said: "Will you give me your loss and your sorrow"
I nodded my head, as I lay on the bed
He said, "If I show you the roses, will you follow?"

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

On the third day he took me to the river
He showed me the roses and we kissed
And the last thing I heard was a muttered word
As he knelt (stood smiling) above me with a rock in his fist
On the last day I took her where the wild roses grow
And she lay on the bank, the wind light as a thief
And I kissed her goodbye, said, "All beauty must die"
And lent down and planted a rose between her teeth

They call me The Wild Rose
But my name was Elisa Day
Why they call me it I do not know
For my name was Elisa Day

23 luglio 2008

Abbiamo imparato più da tre minuti di canzone.....

Barcelona is a woman town - there are women anywhere
Barcelona is a women's eyes, raven gipsy hair

Rispetto a Girona, atterrare ad El Prat è tutta un'altra cosa, perché dall'alto la città ti offre subito il suo volto migliore: le torri di Gaudì, certo, ma anche lo scorcio sul Tibidabo, il porto e la Barceloneta, il Montjuic e qualche scorcio di rambla. Ci sono fotogrammi che anche se noti e familiari trovano sempre qualche elemento per vestirsi di nuovo e forse anche questo fa parte dell'etica del viandante (...la citazione è ovviamente non casuale...).
Barcellona, dicevamo, si presenta coi colori di un caldo pomeriggio di mezza estate e, curiosamente, inizia dove era finito il mio precedente viaggio, ovvero a Plaça de Lesseps. Per chi non la conoscesse, Plaça de Lesseps rappresenta l'interfaccia infrastrutturale tra l'homo turisticus ed una delle attrazioni principali del capoluogo catalano, il Parc Guell. Per il sottoscritto, invece, ha rappresentato in questi giorni l'approssimazione più vicina della parola casa, in quanto vi era situata la residenza universitaria che mi ha ospitato in una camera con una meravigliosa vista sulla collina del Tibidabo. Il tempo di una doccia e via per la prima serata catalana. In città c’è un festival di teatro e la mia amica indigena aveva preso i biglietti per uno spettacolo che, a leggerne la trama su internet, sembrava piuttosto accattivante. Almeno per chi come noi si occupa in qualche modo di scienza e di numeri. Lo spunto era la storia di uno dei più grandi geni matematici del ‘900, l’indiano Ramanujan e del suo rapporto con il cattedratico inglese che l’aveva scoperto, G.H. Hardy, una storia che già da se avrebbe la dignità narrativa per essere raccontata. Tuttavia, c’era molto di più in questo spettacolo – a proposito, per chi fosse interessato, il titolo è ‘A disappearing number – sia dal punto di vista dell’adattamento teatrale e della scrittura, che dal punto di vista della messa in scena. Una lunga riflessione sul tempo e sul rapporto tra i suoi differenti piani (passato, presente e futuro) che si concatenano in maniera non sempre lineare ed un’intensa dichiarazione d’amore nei confronti dei numeri e del loro fascino, affrontata in maniera non accademica, ma tale da far divertire tutta la sala e non solo i pochi nerds, che di matematica si sono nutriti fin da bambini. Ritmo e passione. Sicuramente da rivedere, se mai dovesse essere rappresentato da queste parti.

Blood brothers in the stormy night with a vow to defend:
No retreat, baby, no surrender

Ma Barcellona in questi giorni è stata anche i due concerti che hanno chiuso il tour europeo del Boss - 6 ore di concerto in due giorni – e che hanno portato in terra catalana il mio amico Max Larocca ed un di lui sodale che si è rivelato essere un degno compagno di avventure.

Entrare al Camp Nou è di per sé impressionante, ma vedere 90 mila persone cantare, ballare, partecipare lo è stato ancor di più. Se ci ripenso mi viene in mente una citazione che ho letto da qualche parte in rete “ci sono due categorie di persone: quelle che amano Springsteen, e quelle che non sono mai state ad un suo concerto”. Credo che descriva molto bene le sensazioni che, almeno io, ho provato ogni volta che ho sentito dal vivo quella perfetta macchina da musica che prende il nome di E-Street Band. Quanto alle scalette c’è poco da dire, forse ci sarebbe più da fare qualche appunto ad alcuni nostri cantanti che per cento concerti ripropongono sempre gli stessi pezzi, pur avendo un repertorio che ne contiene almeno un centinaio. E così, tra le due date abbiamo potuto ascoltare pezzi come Jungleland, Backstreets, Youngstown, This Hard Land, solo per citarne alcuni.

Tonight I'll be on that hill 'cause I can't stop
I'll be on that hill with everything I got
Lives on the line where dreams are found and lost
I'll be there on time and I'll pay the cost
For wanting things that can only be found
In the darkness on the edge of town

Dicevamo prima degli altri due compagni in quest’avventura Springsteeniana, ovvero Massimiliano e Claudio. Qualche istantanea a chiusura di questo post. La prima sicuramente va alle due ragazze toscane che in un pub sulla rambla sono venute al nostro tavolo dicendo al noto cantautore toscano: “Ehi, ma tu sei Massimiliano Larocca?”, cogliendo lo stupore nei nostri visi, dal momento che pochi si sarebbero aspettati di trovare fans di Max addirittura all’estero …. Poi, la lunga passeggiata notturna attraverso i luoghi di Gaudì, casa Batillò, la Pedrera e soprattutto la Sagrada Famiglia, illuminata solo dalla luna piena. E per finire, l’umanoide (il cassiere più veloce del west) e le birre prese di ritorno dal Camp Nou all’Union Bar, veramente – citando Tom Russell – the last bar on earth.

02 luglio 2008

Considerazione Inattuale




la donna
Ricominciare cosa

l’uomo
L’unica cosa che ricomincia sempre

la rivoluzione

la donna
Ma come fai a parlarne così
come se niente fosse avvenuto

tu credi che sia ancora possibile

l’uomo
Certo che sì
certo che lo credo

quando ci siamo incontrati ti ricordi
com’eravamo pieni di speranza

dobbiamo ritrovarla
ritrovare la speranza

per troppo tempo abbiamo convissuto
col nostro sentimento di sconfitta

il potere ha marciato su questo
sulla nostra stanchezza
sulla nostra sfiducia

abbiamo avuto addosso questo peso
per tutto il decennio successivo
e anche oltre

ora sappiamo
che la resistenza vera non viene prima
ma dopo la catastrofe

almeno questo l’abbiamo imparato

tenere duro

spostare i giochi su un altro terreno
irraggiungibile dal potere

come il manoscritto di Galileo
che passa indenne
sotto il naso dei suoi carcerieri

neanche per un istante abbiamo rinunciato
anche se sembravamo piegati

sì
io credo che sia ancora possibile

e tu

anche tu lo credi non è vero
altrimenti non saresti qui

(da Settanta di Toni Negri e Raffaella Battaglini)

26 aprile 2008

La semplicità che è difficile a farsi

A noi invece ci piacciono....il rock, i fumetti più illogici possibile, i libri senza martiri ed eroi, la riscoperta del proprio corpo e della fantasia, ci piace il whisky e il comunismo lo pensiamo come una cosa molto lussuosa, dove nessuno starà a piedi nudi su una zolla di terra a sudare piscia e sangue......
Dobbiamo rifiutare a fondo i cascami di una cultura riformista che non corrisponde alla nuova realtà operaia nell'età della crisi. Non si può essere autonomi in fabbrica e sul territorio e riformisti e neoriformisti su "tutto il resto ".

da Rosso

03 aprile 2008

One more rainbow for the road

Britstol è una città che per molti versi somiglia a Roma. Tagliata in due da un fiume e con il mare, anzi l'oceano in questo caso a pochi chilometri, il suo nucleo urbanistico si è sviluppato anch'esso attorno a sette colli. Se ci si volge a guardare il profilo della città da uno di essi, lo spettacolo è quello di edifici bassi, spesso caratterizzati da diverse tonalità di rosso: quando comincia la bella stagione e la luce si sofferma su quei colori, spesso inframmezzati da macchie di verde e di altre tonalità testimoni della passione inglese per fiori e giardini, è uno spettacolo che non lascia indifferente. La prima volta che ci sono stato, era agosto e sono stato accolto dal canto dei gabbiani e da una luce crepuscolare che andava a morire sul suspension bridge e sul porto fluviale sottostante. In questi giorni, invece, il risveglio della primavera ha accompagnato degnamente le note di uno dei cantautori che amo di più in assoluto, kris kristofferson.
Il set è stato aperto da un giovane inglese fino ad allora per me sconosciuto, per il cui disco kris ha collaborato in due tracce (una delle quali insieme anche ad eddie vedder). Spero che il minidisc mi aiuti a ricordane il nome perché qualcuno dei pezzi non era niente male.
Poi è arrivato lui, giacca e jeans neri, e scaletta non troppo differente da quella di un anno fa a bruxelles, con buone dosi sia delle canzoni più vecchie che dei pezzi più recenti. Memorabile la battuta appena entrato in scena, in risposta alla presentazione da parte del gruppo spalla: "Don't call me god, everybody knows that god is Johnny Cash"

25 marzo 2008

La parte della fortuna


Da molto tempo il noir sembra essere il genere d'elezione per parlare del presente e del futuro anteriore, per dirla con i termini dei post-operaisti, o se si preferisce riprendere Deleuze e Guattari, per cartografare contrade a venire. Ed è proprio una citazione da millepiani che apre la prima fatica romanzesca di Luca Casarini, una citazione che potrebbe servire a ricordarci di quanto il noir sia un genere rizomatico, il trionfo della paratassi, al contrario del giallo poliziesco tradizionale ('Abbiate idee corte. Fate carte, non foto o disegni'). E a riportarci ad un altra caratteristica principale del noir, già citata in apertura, ovvero quella di non interessarsi al vero o al falso, quanto di cartografare il possibile, ci pensano la seconda citazione messa in calce al libro, il Melville di Moby Dick che ci ricorda che 'non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai' e l'avvertenza iniziale dell'autore, un'affermazione dall'interno del genere più che un semplice detournement di maniera ('di solito, è proprio quello che appare vero ad essere inventato, al contrario di ciò che sembra impossibile e invece è già accaduto').
E così La parte della fortuna è un romanzo che ci parla fortemente del presente, di migranti e cpt (meraviglioso il racconto dello smontaggio del cpt di via mattei nel 2002 - forse la più spettacolare azione di disobbedienza civile dopo genova), ma anche di centri sociali e movimento e lo fa con gli strumenti che sono propri del genere noir, compresi degli intermezzi culinari che non sfigurerebbero assolutamente in un romanzo camilleriano.
Ottima anche la scelta dell'immagine di copertina, quel Banksy che prima ancora di essere utilizzato in diversi altri libri, è parte integrante dell'iconografia di movimento, essendo tra l'altro il "logo" della rete per l'autoformazione.

11 ottobre 2007

La musica al tempo della sua riproducibilità tecnica

Interessante mossa quella dei Radiohead: a partire da ieri è, infatti, possibile scaricare da un sito appositamente creato il loro nuovo album InRainbows, che avrà la rete come unico canale di distribuzione. Infatti sia per la versione esclusivamente digitale che per la versione su supporto fisico, l'acquisto potrà essere effettuato solamente attraverso quel sito. Con una particolarità, mentre per il cofanetto di due cd ed altrettanti vinili, il prezzo è fissato dalla band, se si va a vedere i costi per lo scaricamento del disco in mp3, la casella rimane vuota e si lascia all'utente la decisione su quanto corrispondere per potersi portare a casa il nuovo lavoro del gruppo. Anche un singolo penny (seppure a questo vadano aggiunti 45 pence di spese di gestione).
Interessante mossa, quindi, che però, va detto, si mantiene comunque entro l'ambito discorsivo del mercato e di una legge del valore che, seppure messa in crisi, viene comunque mantenuta come misura all'interno dello schema produzione/distribuzione.
Sembrerà a qualcuno una precisazione capziosa, ma la differenza tra pagare 1 penny, con l'obbligo di avere una carta di credito o debito per completare l'operazione, e non pagare nulla non sta semplicemente in quel centesimo e mezzo di euro (70 centesimi se si considerano le spese per la gestione della transazione), ma risiede comunque in un'idea di gerarchizzazione delle possiblità di usufrutto ed in un concetto di gestione della cooperazione dell'intelletto sociale ancora di parte capitalistica, seppure in maniera sempre più illuminata.
Per cui, ben vengano iniziative come quelle dei Radiohead, ma le si prendano per quelle che sono: un ulteriore esempio di come il capitalismo avanzato possa fare della crisi la sua cifra ontologica, una deterritorializzazione su cui, però, si possono dare delle diverse linee di fuga e meccanismi altri di riterritorializzazione che sovvertano l'ordine discorsivo ancora dominante.

10 ottobre 2007

Canzone per un'amica


Questo post parla di amicizia ed ha una dedica particolare. Parla di amici che si allontanano, così da un giorno all'altro eppure a dispetto della lontananza, dell'assenza e dei silenzi, non riescono a smettere di essere amici. Parla di due anni della mia vita, trascorsi nell'assenza di una delle persone che ritenevo e ritengo tuttora più care, due anni finiti improvvisamente ed inaspettatamente, così come erano cominciati, l'anno scorso alla vigilia di un mio viaggio verso terre lontane.
Ne parla con le parole di una delle canzoni di Springsteen che amo di più, anch'essa dedicata - a dispetto del nome di donna - ad un amico che si era allontanato e che poi, dopo anni è ritornato a tutti gli effetti a far parte della E-street band, anche se al tempo nessuno dei due l'avrebbe probabilmente immaginato.
Ne parla ora, come un brindisi a notti di parole scambiate e mischiate con bicchieri di tequila ghiacciata, a confessioni e racconti fatti di sguardi, a spalle su cui piangere e sorrisi di cui gioire, a letti su cui dormire senza preavviso e alla certezza che alcune amicizie non finiscono, anche quando sembrano essere giunte al capolinea.
Buona fortuna bobby jean.

BOBBY JEAN (Bruce Springsteen)
Well I came by your house the other day,
your mother said you went away

She said there was nothing that I could have done
There was nothing nobody could say
Me and you we've known each other
ever since we were sixteen

I wished I would have known,
I wished I could have called you

Just to say goodbye bobby jean

Now you hung with me when all the others
turned away, turned up their nose

We liked the same music we liked the same bands
we liked the same clothes

We told each other that we were the wildest,
the wildest things we'd ever
seen
Now I wished you would have told me
I wished I could have talked to you

Just to say goodbye bobby jean

Now we went walking in the rain
talking about the pain from the world we hid

Now there ain't nobody nowhere nohow
gonna ever understand me the way you did

Maybe you'll be out there on that road somewhere
In some bus or train traveling along
In some motel room there'll be a radio playing
And you'll hear me sing this song
Well if you do you'll know I'm thinking of you
and all the miles in between

And I'm just calling one last time not to change your mind
But just to say I miss you baby,
good luck goodbye, bobby jean

05 ottobre 2007

PIacevoli sorprese


Amo molto i fumetti, e questo non è di certo un mistero. E Julia è uno dei fumetti di "ultima generazione" che leggo solitamente con assiduità e piacere, piacere che non trascende, tra le altre cose, l'essere una sintesi di alcune delle mie passioni, il noir, i gatti...ed Audrey Hepburn.
Bene...ieri, leggendo il numero attualmente in edicola, ci ho scovato due piacevolissime sorprese. La prima è stata una lunga citazione (più di qualche tavola) della canzone John Henry, ovvero di una delle più cantate note labor song della tradizione musicale degli Stati Uniti, a fare da sottofondo al breve racconto di un personaggio. La seconda, più nascosta e soprattutto più inattesa, è stato il richiamo a quella che forse è una delle più buone birre che abbia mai bevuto, ovvero la birra Panil, prodotta dal birrificio artigianale di Torrechiara. Non vi dico la sorpresa quando, a un certo punto della lettura, mi sono ritrovato davanti una tavola che rappresentava un aereo di quelli che portano in giro gli striscioni pubblicitari, e, su quello striscione, la scritta "Drink Panil Beer"....Direi che è un ottimo auspicio per la piola di domani (forse non tutti i lettori capiranno, ma qualche volta va bene anche così :-)).

01 ottobre 2007

Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa

Riprendo a scrivere su questo blog dopo un mese esatto, un mese esatto che mi ha visto quasi costantemente in giro tra l'Italia e l'Europa, attraverso posti e persone che meriterebbero sicuramente di essere descritti con maggior dettaglio. Oggi no, però. Oggi voglio parlare d'altro, e l'altro è un piccolo libro appena uscito per DeriveApprodi, un libro da leggere tutto d'un fiato, magari accompagnandosi con qualcuno dei brani dell'ideale colonna sonora che non a caso ne costituisce la fine. Dico non a caso, perché è proprio la musica, insieme alle suggestioni letterarie e cinematografiche, l'elemento che forse contribuisce di più a tracciare i percorsi del 68 che danno il titolo al libro stesso. E così le parole di David Bowie filtrate attraverso la voce di Nico fanno da cesura al passaggio dalla stagione dei gruppi a quella dell'autonomia organizzata, Gaber e Luporini si alternano a Joe Strummer e Neil Young per chiudere il cerchio aperto da quello che secondo l'autore è stato "il più grande di tutti", Fabrizio de André. Così, man mano che andavo avanti con la lettura, mi sono venute in mente le parole di Deleuze e Guattari a proposito del fatto che perché un mondo divenga libro, allora il libro deve divenire qualcos'altro: bene, sotto questo aspetto, il libro di Augusto è un concatenamento ben riuscito, un efficace divenire suono o immagine della parola scritta. A chiusura, avrei voluto riportare qui una frase ma quella frase è stata riportata prima di me dal mio amico Franco e quindi rimando al suo blog per la sua lettura, trattenendone soltanto l'epigrafe, con le parole di Marianne Faithfull:
never apologize, never explain

01 settembre 2007

Quando sogno dietro a frasi di canzoni

"Like a bird on a wire, Like a drunk in some midnight choir,
I have tried in my way to be free:
That's my epitaph"
Kris Kristofferson in A celebration of Leonard Cohen

Giovedì sera a San Salvi





Avendo alcuni dei miei più cari amici là, Firenze per me è come una seconda casa, in cui ritorno sempre volentieri, ogni volta che se ne presenti l'occasione. E l'occasione stavolta era piuttosto ghiotta in quanto, oltre all'incontro con gli amici di cui sopra, degnamente coronato da un'ottima cena, nell'area di san salvi si esibivano due altri amici, nonché vecchie conoscenze dei frequentatori di questo blog. Bellissimo il set di Andrea, splendidamente accompagnato al violino da Michele Menconi, il quale non ha fatto rimpiangere l'assenza di ulteriori strumentisti sul palco, così come molto belle sono le nuove canzoni di Massimiliano, che faranno parte del suo nuovo disco in uscita tra qualche settimana. E a proposito di uscite, speriamo che Andrea tenga fede all'anticipazione che ci ha dato, perché il suo disco di murder ballads lo vogliamo sentire al più presto!!!

30 agosto 2007

Tom....ancora lui


Come ho già detto nel post di qualche giorno fa, Tom Russell ha già pronte molte nuove canzoni: soltanto al concerto a cui sono stato ne ha eseguite sei! Di una di queste sono riuscito a recuperare il testo: è una storia di confine, la storia di un viaggio lungo una strada che dal New Mexico va verso l'Arizona, attraversando la nazione indiana apache di San Carlos, la stessa che fu patria di Geronimo. Ci sono croci bianche lungo quella strada, croci bianche che brillano alla luce della luna, e c'è un'altra grande storia raccontata dal nostro....

THE CROSSES OF SAN CARLOS (Tom Russell)

Two Apache kids in a Pontiac car
Navigating by a falling star
Hey hey hey
Where are they going?

Yea we're going anyplace else but here
Going to a town that serves Mexican beer
Hey hey hey
That's where we're going...

These are saddle bronco warriors in a worn out sedan
Thru Saguaro, Mojave, asphalt and sand
Hey hey hey
Where are they going?

Past the little white crosses and the highway sign
Stay away from that double yellow line boys yea
where are they going?

Out where the crosses of San Carlos
shine neath the desert moon
Thru the canyons where Geronimo rode
And the acatillo blooms
Hey hey hey
where's it all going?

Old Mexican jaguar crossed over last night
neath the Agua Prieta border town lights
hey hey hey hey
where's the old one going?

We ain't seen his kind in 25 years...
what's the old one doing way up here.
hey hey hey
Where is he going?

On the track of the deer and the Havalina hawk
he ain't afraid of your hunting dogs
hey hey hey
that's where he's going....

And he disdains your greed and your ignorance
your razor wire... your chain link fence
hey hey hey
he knows where he's going......

Out where the crosses of San Carlos
shine neath the desert moon
Thru the canyons where Geronimo rode
And the old saguaro blooms
hey hey hey hey
Where's it all going?

hey........
Where's it all going?

This Mexican beer's bad medicine tonight
Oh ain't that a jaguar in the high beam light?
wow wow wow
where's that old man going?

Maybe he's taking back his old hunting ground.
There'll be blood on the streets of the white man's town
hey hey hey
he knows where he's going...

In the spinning of stars the scream and the swerve
the final war cry on the final curve
hey hey hey hey
where were they going?

Then the scream of the tyres as the metal explodes
there'll be two white crosses on an Arizona road
hey hey hey
where were they going?

Out where the crosses of San Carlos
still shine neath the desert moon
In the canyons where Geronimo rode
And the old agave blooms
hey hey hey
where's it all going?

19 agosto 2007

La lunga strada verso casa

Bisognerà ancora aspettare un mese e mezzo - a meno di generosi regali dalle reti peer to peer - per ascoltare il nuovo disco del boss, ma già sono filtrati i primi dettagli, ovvero titolo e tracklist. Il disco si chiamerà "Magic" e conterrà undici tracce nelle quali la voce e la telecaster di Bruce torneranno ad incrociarsi con gli strumenti dei fidi sodali della E-Street Band. Dai titoli si capisce poco di quello che sarà il carattere del disco ma se sono vere le parole di Jon Landau, che affermano che gran parte del carattere del disco può essere riassunto dall'unica canzone finora ascoltabile (Long Walk Home, eseguita in concerto durante il tour delle Seeger Session), allora possiamo sperare che il disco sia magico sul serio....

LONG WALK HOME (Bruce Springsteen)

Last night I stood at your doorstep
Trying to figure out what went wrong
You slipped something into my palm and you were gone

It was the same deep green of summer
'Bove me the same night sky was glowin'
In the distance I could see the town where I was born

It's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home

I walked past Sal's grocery
Joe's barber shop on South Street
I looked into the faces
They were all rank strangers to me
Veteran's Hall up upon the hill
Stood dark and alone
Frankie's diner was shuttered and boarded
With a sign that just said "gone"

It's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home

My Pa said "Son, we're lucky,
This town is a beautiful place to be born.
It just wraps its arms around you,
Nobody crowds you, nobody goes it alone"

"You see that flag down at the courthouse?
It means certain things are set in stone.
Who we are, what we'll do and what we won't"

Well it's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home

Here everybody has a neighbor
Everybody has a friend
Everybody has a reason to begin again

Now the war is rising 'round the corner
There's a fire burning out of control
There's a hurricane on Main Street
And I've got murder in my soul

Yeah well when the party's over
And the cheering is all gone
Will you know me, will I know you
Will I now you

'Cause it's gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
Gonna be a long walk home
Hey pretty darling, don't wait up for me
It's gonna be a long walk home

Hey now darling, it's gonna be a long walk home
Yeah it's gonna be a long walk home

17 agosto 2007

London calling

Riprendo a scrivere di ritorno da una settimana piena di amici, di musica e di sensazioni. Cominciate giovedì della settimana scorsa, quando due amici cantautori di cui ho parlato ampiamente anche qui, Max Larocca ed Andrea Parodi, sono scesi alla Cantina Mediterraneo di Frosinone per un concerto insieme ad Andrew Hardin e Joel Guzman (già collaboratori di Tom Russell), e alla cantante Sarah Fox. Ovviamente questo concerto è stata un'occasione per riunire la banda di amici, nonostante fosse agosto inoltrato: oltre a noi soliti affezionati dell'asse roma-firenze, infatti, c'è stato il gradito regalo della presenza (salame-munita ;-)) di Alle e Sara dalle colline emiliane e del buon Red addirittura dalla colonna camuna...Peccato che la bellissima versione di me and bobby mcgee che i musicisti hanno fatto nel soundcheck non si sia ripetuta anche nel concerto vero e proprio alla presenza del mio minidisc. Va comunque detto che sentire Gabriela e Tristessa con la fisarmonica di Joel e la chitarra di Andrew è stato comunque qualcosa da ricordare!
Solo poche ore ed un volo RyanAir mi ha portato in Inghilterra per cinque giorni sicuramente da ricordare tra le vecchie case del centro storico di Bristol (dove vive la mia compagna di viaggio e che si è rivelata una città sicuramente più bella di quanto pensassi) e le vie del centro di londra, assaporate come le fette di cocomero che non mancavano mai nella nostra camera d'ostello.
Londra dicevo. Dove nel giro di due giorni, in un bel locale di Kilburn, si esibivano due mostri sacri della musica americana: Chip Taylor (con John Platania e Kendel Carson) e Tom Russell.
Ma andiamo con ordine....
Chip Taylor viene da New York ed ha scritto alcune tra le canzoni più famose della musica americana (due su tutte, Angel of the Morning e Wild Thing), anche se molti conoscono più le canzoni stesse che il loro autore. Sul biglietto del primo dei due concerti c'era scritto Chip Taylor and friends, e quali fossero questi friends era piuttosto semplice da immaginare, considerando lo zampino che il nostro ha avuto in due bellissimi album usciti quest'anno, il prodotto solista del fido chitarrista John Platania e l'album d'esordio della giovane violinista Kendel Carson (entrambi ottimamente recensiti sul blog del mio amico Franco). Sono stati infatti questi due - assieme ad un bassista ed un batterista - gli amici che hanno arricchito la serata musicale al luminaire di londra. Duetti da brivido (take me to the river e la già citata angel of the morning su tutti), la voce di Kendel a fare da contrappunto anche alla memoria di Zapata di John e un finale in cui alla replica dell'ormai famosa I like trucks di Kendel (che a londra è trasmessa da diverse radio) ha fatto seguito l'unico inedito della serata, una canzone che Chip ha scritto per la moglie dopo una lunga malattia (Joe Frazier).
Di canzoni inedite non è invece stata parca la serata successiva, quando sullo stesso palco si è esibito Tom Russell accompagnato dal suo nuovo chitarrista e mandolinista. Infatti, accanto ai classici Blue Wing, Gallo del Cielo, Haley's Comet, Isaac Lewis, il cantautore californiano ha presentato ben 6 nuove canzoni che probabilmente faranno parte del nuovo disco. E sono 6 canzoni tutte bellissime, due ballate sul confine tra messico e stati uniti (guadalupe on the hill e the crosses of san carlos), una storia d'america attraverso i suoi fiumi (american rivers), un resoconto dei suoi anni come insegnante in nigeria ai tempi della guerra del biafra (criminology), un'istantanea dell'america dei kennedy (Jfk came to wexford) ed infine un tributo ad una delle figure più importanti del movimento americano, mother jones (the most dangerous woman in america). Canzoni che parlano a quel cuore ferito dell'america, cui si riferiva Ferlinghetti nella citazione che dà il titolo al tributo a tom russell appena uscito nei negozi (e valeva la pena sentire Tom Russell stesso in una delle sue famose imitazioni fare il verso a Ferlinghetti che recita la sua Stealing electricity!!!)

07 agosto 2007

Strane intermittenze del cuore


Questo post doveva avere un altro titolo ed un altro argomento, ovvero doveva essere un altro post. Una sera d'agosto come tante altre, libro e matita nella mano e musica nello stereo ad accompagnare la lettura, due dischi di Leonard Cohen, per l'esattezza. Ed io lì a pensare che sarebbe bello prima o poi scrivere qualcosa sulle canzoni d'amore del poeta canadese e sul loro riuscire ad essere meravigliosamente anticonvenzionali proprio nel modo d'intendere l'amore (due frasi su tutte: "and thanks for the trouble you took from her eyes, i thought it was there for good, so i never tried" e "And you won't make me jealous if I hear that they sweetened your night: We weren't lovers like that and besides it would still be all right"). E forse proprio di questo avrei parlato, se non fosse stato che, nascosto nella terza posizione del caricatore di cd, era rimasto un terzo disco che, finiti gli altri due, non ha potuto fare a meno di svolgere il suo ruolo, ovvero di essere suonato. Il disco in questione era il disco solista di Giampiero Alloisio e raccoglieva i frutti di uno spettacolo scritto ad otto mani da Alloisio stesso insieme a Guccini, Gaber e Luporini: brani allora già noti, brani che lo sarebbero stati a breve nell'esecuzione degli altri interpreti, sicuramente più famosi (anche se sia Gulliver che Bisanzio di certo non sfigurano) e la prima incisione su disco di quella che a mio parere è una delle canzoni d'amore più belle della storia della musica italiana, "il dilemma".
Con la musica di Gaber coltivo un rapporto contrastante: tanto amo le canzoni e i monologhi fino all'80/81, perfettamente inseriti in quella che era la realtà politico sociale del tempo, quanto mal sopporto quasi tutta la produzione successiva, a cominciare da quell'"Io se fossi Dio" che non è mai riuscito a piacermi fino a Destra e Sinistra (la cui musica tra l'altro ricorda molto "io non devo andare in via ferrante aporti" di vecchioni) e affini. In questo quadro, almeno a mio parere, "il dilemma" rappresenta anche l'ultima grande canzone scritta da gaber.

IL DILEMMA (Giorgio Gaber)
In una spiaggia poco serena
Camminavano un uomo e una donna
E su di loro la vasta ombra del dilemma;
L'uomo era forse più audace,
Più stupido e conquistatore,
La donna aveva perdonato, non senza dolore.
Il dilemma era quello di sempre,
Un dilemma elementare:
Se aveva o non aveva senso il loro amore.

In una casa a picco sul mare
Vivevano un uomo e una donna,
E su di loro l'ombra del dilemma;
L'uomo è un animale quieto
Se vive nella sua tana,
La donna non si sa se è ingannevole, o divina;
Il dilemma rappresenta
L'equilibrio delle forze in campo
Perché l'amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

E il loro amore moriva,
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un'antica usanza che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre
Di speranza e di paura
Come l'essenza della sua immagine futura;
E coltivava la sua smania,
E cercava la verità,
Lei lo ascoltava in silenzio, o forse ce l'aveva già;
Anche lui, curiosamente,
Come tutti, era nato da un ventre
Ma purtroppo non se lo ricorda, o forse non lo sa.

E in un giorno di primavera
Mentre lei non lo guardava
Lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova;
E ancora oggi non si sa
Se era innocente come un animale
O se era come istupidito dalla vanità;
Ma stranamente lei si chiese
Se non fosse un'altra volta il caso
Di amarlo, di restare fedele al proprio sposo.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Con le parole che ognuno sa a memoria;
Sapevan piangere e soffrire
Ma senza dar la colpa
All'epoca, o alla storia...

Questa voglia di non lasciarsi
Era difficile da giudicare,
Non si sa se è una cosa vecchia, o se fa piacere;
Ai momenti di abbandono
Alternavano le fatiche
Con la gran tenacia che è propria delle cose antiche;
E questo è il succo di questa storia,
Peraltro senza importanza
Che si potrebbe chiamare appunto: Resistenza.

Forse il ricordo di quel maggio
Insegnò anche nel fallire
ll senso del rigore, il culto del coraggio;
E rifiutarono decisamente
Le nostre idee di libertà in amore,
A quella scelta non si seppero adattare;
Non so se dire a questa nostra scelta
O a questa nostra nuova sorte,
So soltanto che loro si diedero la morte.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Non per una cosa astratta, come la famiglia,
Loro scelsero la morte
Per una cosa vera,
Come la famiglia...

Io ci vorrei vedere più chiaro,
Rivisitare il loro percorso,
Le coraggiose battaglie che avevano vinto o perso;
Vorrei riuscire a penetrare
Nel mistero di un uomo e di una donna,
Nell'immenso labirinto di quel dilemma.
Forse quel gesto disperato
Potrebbe anche rivelare
Il segno di qualcosa che stiamo per capire.

E il loro amore moriva
Come quello di tutti,
Come una cosa normale e ricorrente;
Perché morire e far morire
È un'antica usanza
Che suole aver la gente.

25 luglio 2007

Vi ricordate quel venti di luglio


ROTTA INDIPENDENTE (Assalti Frontali)
e ora nella dignità mi specchio,
nella dignità del fratello che era insieme a noi nel mucchio,
lui ha lottato, quando ha avuto l'occasione
non ha voltato gli occhi e questa è la lezione
da insegnare nelle scuole, nel racconti che disegnano le sere
cosa sparava in faccia quel carabiniere,
io porto con me il nome di carlo giuliani
noi facciamo la storia, mentre quelli fanno i piani
come a genova quel giorno, niente rumori di fondo
e noi all'assedio ai padroni del mondo
usciti dal carlini non torniamo indietro davvero
affronti il nemico e vedi il suo volto vero.
in marcia il cuore pompa esaltazione
una soluzione inizia quando inizia una rivoluzione
il fumo all'orizzonte è già alto denso e nero
è un bel dito medio alzato dritto verso il cielo

noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente...

il venti luglio è segnato è un segnale
il venti luglio per noi è l'introduzione alla guerra globale
ho studiato strade, tutta la cartina,
ma ormai la palestina è genova e genova in argentina
dietro contadine in marcia dalla francia
davanti bocche dei fucili puntate alla pancia
elicotteri battono il cielo, motoscafi il mare
ministri infilano mimetiche per comandare
ed arrivano, li vedo arrivare
ho già negli occhi le bombe da intervento speciale
eccoli arrivano i carabinieri, i mercenari
oggi sono pronti a fare straordinari
noi ci stringiamo, ci facciamo forza a vicenda
ci passiamo acqua e intanto cresce la faccenda
è un tempo questo pieno di violenza
e su strade senza tempo noi facciamo resistenza

noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente

e il sole brilla con le nostre vite
proietta raggi per distanze infinite
e il sole brilla con le nostre vite
proietta raggi per distanze infinite...
ci siamo dentro ormai
ormai è ovunque la battaglia,
meglio muoversi in fretta e muoversi in passamontagna
parlare ora di non... nonviolenza
a questo punto è inutile nella mia esperienza
attaccano col gas combinato col cianuro
poi le pistole sparano per stare più al sicuro
hanno studiato bene quelli, sanno che il panico
ti penetra alla gola, ti afferra lo stomaco
ma non spegni il sole solo perché chiudi gli occhi
e noi in combinazione difendiamo i nostri blocchi
comunità le formiamo, diamo ossigeno all'aria
barricate le alziamo e respiriamo nell'aria incendiaria
mentre mezzi militari vanno a palla sui viali
addosso alle persone, ma siamo persone speciali
avanziamo e indietreggiamo come una molla
mentre ambulanze prendono feriti tra la folla
un blindato è li, rimane in panne
è svuotato e dato in cibo alle fiamme
siamo una folla chiara promessa al ricordo
in marcia nel mondo gettando grano fecondo,
siamo in tanti, siamo da tutte le parti
e carlo fino all’ultimo è rimasto davanti
fino a alzarsi, con un estintore in primo piano
lui ha insegnato a vedere cos'è un essere umano

noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso
e non spegni il sole se gli spari addosso
siamo in ballo, siamo in ballo adesso
rotta indipendente impatto imminente
l' onda umana sale alta, potente

noi andiamo avanti, andiamo oltre l limiti
siamo un sole che sorge tra colori lividi
e nessuno può spegnere il sole
nessuno può imbrigliare sei miliardi di persone

10 luglio 2007

Oh my darling Clementine


Wyatt: "You ever been in love?"
Mac: "No, I've been a bartender all my life"

da Sfida Infernale (My Darling Clementine) di John Ford

09 luglio 2007

Rizoma


Gli inglesi e gli americani, che sono i meno autori fra gli scrittori, hanno due sensi particolarmente acuti, e che comunicano: quello della strada e quello del cammino, quello dell'erba e del rizoma. Forse questa è la ragione per cui quasi non posseggono una filosofia come istituzione specializzata, e non ne hanno neanche bisogno, dal momento che nei loro romanzi hanno saputo fare della scrittura un atto di pensiero e della vita una potenza non personale, erba e cammino l'una nell'altro, divenire-bisonte. Henry Miller: "L'erba esiste soltanto fra i grandi spazi non coltivati. Colma i vuoti. Cresce nel mezzo - fra le altre cose. Il fiore è bello, il cavolo è utile, il papavero rende folli. Ma l'erba è traboccamento, è una lezione di morale". La passeggiata come atto come politica, come sperimentazione, come vita. "Mi diffondo come una bruma FRA le persone che conosco meglio", dice Virginia Woolf nella sua passeggiata fra i taxi.
Gilles Deleuze e Claire Parnet, da "Conversazioni"

02 luglio 2007

Ed avevamo gli occhi troppo belli......

L'abbiamo aspettato cinque anni questo disco, scherzando man mano che il tempo passava su come il titolo si modificasse lentamente in reduci, prima, e veterani, poi; l'abbiamo atteso cinque anni, dicevamo, ma ora eccolo finalmente uscito! Andrea Parodi (da non confondere con l'omonimo sardo) oltre ad essere un amico è uno dei cantautori più interessanti e validi dell'attuale scena musicale italiana e Soldati ne è la dimostrazione tangibile.
Nato come concept album su quella terra di confine che si situa, per riprendere l'espressione di un noto cantautore modenese, "tra la volontà ed il non potere", col passare del tempo il disco si è arricchito di collaborazioni prestigiose che lo rendono un vero gioiello.
Ad aprire il disco ci pensa Pane, arance e fortuna, una ballata che in anni di concerti abbiamo imparato a conoscere nei più diversi arrangiamenti - compreso quello martoriato da ore di "kill the nano" ;-) - e che ora si presenta in una bella veste tutta slide guitar ed hammond, impreziosita dalla voce di Jono Manson. E attraverso la parabola di Yuri, un tempo soldato solo nei giochi di bambino, ma in seguito di una guerra prima trasfigurata nel rapporto col padrone e poi demistificata nel suo snodo di corpi caduti tra i boschi sui monti, ci introduce, in medias res, al tema dell'intero lavoro. E ci sono altri monti, in particolare l'Amiata, a fare da cornice alla storia successiva, ma il tessuto musicale e le suggestioni narrative potrebbero suggerire anche ambientazioni alternative, magari una polverosa cittadina messicana al tempo di Villa e Zapata. Una storia declinata lungo il crinale tra la libertà e la follia, un crinale che ha il sapore metaforico di un fiume solitario di cui seguire la corrente. Ma la follia non è l'unico sbocco della solitudine, sono tanti i piccoli rifugi che ciascuno si ritaglia per non sentirsi soli, la musica, ad esempio, o il contatto con un corpo di donna: è la voce di Claudio Lolli a raccontarci questa storia innestandosi sul respiro singhiozzante di un sax, un piccolo capolavoro.
La storia successiva è quella che costituisce il leit-motiv di tutto il disco, una lettera dal confine sotto forma di canzone; una lettera da uno quei figli che vivono dall'altra parte della storia, di una storia di cui dio o chi per lui si è fatto solo tacito spettatore, incurante della sostanza stessa di cui tale storia è fatta, sussurri e grida. Ma il senso di inadeguatezza e di malinconia può vestire anche tinte più leggere e scanzonate, cosicché il semplice ascolto di una canzone come Madame George di Van Morrison, novella madeleine, può rimandare a quando maria non c'era e, soprattutto, al culo della cameriera ;-).
Ma è solo un intermezzo, prima che un girotondo di voci di prim'ordine (Max Larocca, Marino Severini, Bocephus King, Samantha Parton e Claudia Pastorino) ci venga a raccontare la storia di Rosa, dei suoi figli e della sua faccia su tutti i giornali, una storia del Po che non stonerebbe lungo le rive del rio grande. La storia successiva viene dalla Scozia ed è un'altra storia di solitudine e perdita, un'altra storia di ricordi, presa in prestito dal grande Jackie Leven: Single Father o, nelle parole di Andrea, ragazzo padre.
E dopo aver percorso praticamente metà disco, si incontra il volto immortalato nella copertina, Tamara Bunke, più nota come Tania la guerrigliera, l'unica donna ad aver preso parte alla spedizione boliviana del che, e come lui uccisa in un'imboscata nella giungla. La voce e la chitarra classica di Suni Paz - che della canzone è autrice e che Andrea è andato a scovare a Los Angeles dove fa l'insegnante - versano gocce di america latina su quelle "radici di sangue che cresceranno come il mare". Sono ancora donne le protagoniste delle due storie successive, donne in un modo o nell'altro prigioniere del proprio fascino, lolita di new orleans ed anna sono probabilmente due risposte diverse alla stessa domanda, che poi è ancora una volta un'altra parafrasi della domanda che è la base dell'intero disco.
La voce di Luigi Grechi ci conduce attraverso un'altra lunga metafora, situata geograficamente lungo le sponde del tirreno, ed è ancora una volta una metafora di una sensazione di mancanza: già perché se è vero che formia ha gaeta, gaeta formia non ha, e così come lei tutte quelle situazioni che non offrono alla nostra visuale alcun lato positivo da scorgere.
Hotel est è la storia di un'altra separazione mentre scavandomi la fossa arricchisce il disco di una murder ballad - scritta a quattro mani con bocephus king e raccontata a tre voci con luca ghielmetti e laura fedele - che non ha nulla da invidiare alle più blasonate del genere.
Com'è difficile avere pressappoco trentanni, ci dice andrea nella canzone successiva, ed è una riflessione in terza persona, parlata, quasi sussurrata, in un momento in cui i minuti passano più lenti degli anni, rincorrendo la propria immagine in ogni specchio e stringendo i pugni, sì, ma solo nelle tasche.
Tresenda è una città di confine della valtellina ed è lì che si svolge la penultima storia del disco, la storia di marta e del suo eroismo quotidiano, giorno dopo giorno ad attraversare la frontiera facendo passare le merci per il paese dalla svizzera, fingendo di essere incinta.
Infine, a chiudere il disco, una storia più personale, il ritratto del nonno da poco scomparso, pochi tratti essenziali a delinearne la quotidianità (la schedina compilata da giocare nella tasca, una sola sigaretta...) e quella riflessione, suggellata dalle parole prese in prestito da de andré, che chiude il cerchio su tutte le storie raccontate fino a questo momento: "aveva gli occhi troppo belli..... per essere un soldato".

SUSSURRI E GRIDA (Andrea Parodi)

La luna mi ha voltato le spalle
Luna assassina
A chi griderà vendetta
Ha dato il mio nome
Mi hanno fatto cadere
Sopra il confine
Avevo in bocca canzoni
Avevo in mano il fucile

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Mamma ti scrivo dal fronte la mia canzone
Ti vedo tra i tuoi gerani seduta al balcone
Chi l'avrebbe detto che si andava a morire
Il tenente rideva e versava da bere

Ho ballato per ore con quello straniero
Lo straniero era Dio, ed io non c'ero

Si spegneranno presto
le luci alle finestre come il pane
tra il singhiozzo e la preghiera
Cadranno nella pioggia
le diversità come ogni foglia
che cercava di volare

E noi che camminiamo
Indifferenti, poi indignati, indaffarati
Dall'altra parte della storia
Che Dio ci benedica
E benedica questa terra e l'abbondanza
la libertà e la gloria
Che questo Dio si uccida
Che fa non li sente, i sussurri e le grida

E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.
E si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.>